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PROPOLBERRY 3P
Flavonoidi della galangina (Propoli)
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PROPOLI (Flavonoidi della galangina)
La propoli è costituita essenzialmente da una miscela di composti di natura aromatica e fenolica arricchita da numerose sostanze molto eterogenee tra loro (acidi grassi, terpeni, aminoacidi, vitamine, sali minerali ecc.) la cui distribuzione percentuale è molto variabile in funzione delle stagioni, del tipo di vegetazione. Questa notevole diversità della composizione della propoli rappresenta una delle maggiori difficoltà dal punto di vista applicativo poiché‚ rende difficoltosa ogni seria sperimentazione che ovviamente necessita di un prodotto di base il più omogeneo possibile. Per questo motivo i primi ricercatori che analizzarono la propoli si preoccuparono di dividere i principali costituenti della propoli in base alla loro solubilità in alcool etilico ed etere di petrolio impiegati a temperature e concentrazioni differenti.Secondo questa più schematica analisi la propoli risulterebbe costituita essenzialmente da resine, balsami e cere.
LA COMPOSIZIONE DELLA PROPOLI
50-
L'estrema variabilità della composizione chimica della propoli si traduce nella pratica comune in una profonda diversità delle sue caratteristiche fisiche: colore, aroma e sapore. A seconda delle fonti di raccolta il colore della propoli varia dal giallo-
Le proprietà terapeutiche
E 'un prodotto usato da millenni, dotato di numerose prorietà medicamentose, alcune delle quali riconosciute solo di recente.
Azione antibatterica: è uno dei migliori antibatterici naturali, la cui attività è di tipo sia batteriostatico sia battericida. L'azione battericida si osserva a concentrazioni elevate del fitocomplesso, mentre a quelle più basse prevale quella batteriostatica. I germi più sensibili sono: stafilococchi, streptococchi, salmonelle, proteus vulgaris, bacillus subtilis, bacillus alvei, escherichia coli, shigella disenteriae, corynebacterium difteriae, klebsiella ozenae, Moraxella catharralis e in parte i micobatteri. Tale azione è dose dipendente e sembra dovuta all'olio essenziale, agli acidi organici e alle sostanze polifenoliche, ed è importante notare che ciascuno di questi componenti presi isolatamente ha un'azione antibatterica inferiore a quella dell'estratto in toto che li contiene tutti.
La propoli scompagina il citoplasma, la membrana citoplasmatica e inibisce la sintesi proteica, con forte diminuzione della sintesi del DNA. Inoltre inibisce la RNA polimerasi di alcuni batteri, a causa della perdita della sua capacità di legarsi al DNA. E' stato anche dimostrato che la propoli inibisce l'attività dell'enzima diidrofolato-
Su alcuni germi gram + disturba fortemente lo stato bioenergetico della membrana cellulare e inibisce nettamente la motilità dei germi suddetti, facilitando l'azione battericida di molti antibiotici. Questa sostanza sembra anche in grado di proteggere contro alcuni germi gram -
Prelievi di saliva effettuati su volontari sani senza patologie dentarie rilevanti hanno dimostrato un calo significativo della popolazione di Streptococcus mutans dopo 60 minuti di incubazione del materiale salivare con una soluzione idroalcoolica dI propoli. L'attività su questo germe è tanto maggiore quanto maggiore è il contenuto di galangina e di pinocembrina nella propoli utilizzata. Le più attive in questo senso sono le soluzioni idroalcooliche e propilenglicoliche, mentre quelle gliceriche sono meno efficaci. Uno studio in vitro ha esaminato l’azione dell’estratto idroalcoolico di propoli su molti germi sia gram – sia gram +. Si è visto che la propoli aveva azione battericida sulla maggior parte dei gram + testati, con MIC che andavano da 0,65 a 7,81 mg/ml. Tra i flavonoidi della propoli la galangina era quello con la maggiore attività antibatterica. Infatti le MIC della galangina erano assai inferiori a quelle della propoli e comprese tra 0,16 e 0,44 mg/ml. La galangina era attiva anche contro la Pseudomonas aeruginosa, con MIC di 0,17 mg/ml (39).
Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto della galangina sulla membrana cellulare dello Staphylococcus aureus, paragonato a quelli della novobiocina e della penicillina G. Si è visto che le MIC di queste 3 sostanze erano rispettivamente di 50, 62,5 e 31,3 mug/ml e che la galangina causava una forte perdita di potassio attraverso la membrana cellulare, mentre la penicillina G una perdita minore e la novobiocina nessuna perdita di questo ione. Lo studio conferma che il danno alla membrana cellulare confermato dalla perdita di potassio è importante per spiegare l’azione della galangina contro lo Staphylococcus aureus (40).
Uno studio in vitro in vivo ha esaminato l’effetto di un estratto etanolico di propoli e della sua frazione esanica purificata sul biofilm dello Streptococcus mutans e dello Streptococcus sobrinus e sullo sviluppo della carie dentaria nel ratto. Gli animali ricevevano la propoli per via topica due volte al giorno per 5 settimane, durante le quali tenevano una dieta cariogenica. Pre terapia e al termine della stessa si esaminava la carica batterica dentale e il numero e l’estensione delle carie. Si è visto che entrambi gli estratti di propoli utilizzati riducevano la produzione di acidi da parte dei biofilm degli streptococchi e inibivano l’attività della F-
Studi clinici.Uno studio clinico ha investigato l’azione antibatterica della propoli sui batteri presenti nel cavo orale. Sono stati arruolati 10 volontari, che assumevano 1 goccia/kg/die di soluzione idroalcoolica di propoli per 2 settimane, con valutazione della popolazione buccale di Streptococcus mutans. Si è visto che la propoli riduceva in modo significativo il numero dei germi suddetti nella saliva. Prelievi di saliva ottenuti dai partecipanti allo studio confermavano l’azione antibatterica della propoli, che danneggiava in modo evidente le cellule batteriche esaminate (16B).Uno studio clinico ha valutato l’effetto di una soluzione al 5% di propoli nella vaginite ricorrente. Sono state arruolate 54 donne che avevano subito in precedenza almeno un ciclo di antibioticoterapia per vaginite ricorrente, che dovevano applicare la soluzione di propoli mattino e sera per 14 giorni. Si valutavano il secreto vaginale e la sintomatologia pre e post trattamento. Si è notato che il secreto vaginale di 41 donne (75,9%) era significativamente migliorato, mentre un significativo miglioramento dei sintomi si osservava in 47 donne (87%). Il miglioramento di entrambi i parametri suddetti si notava in 36 donne (66,7%). A distanza di 3 mesi dal trattamento 33 donne (61,1%) erano soddisfatte e non avevano più avuto recidive. Lo studio indica che una soluzione al 5% di propoli è efficace nelle infezioni vaginali croniche (41).La stomatite aftosa ricorrente consiste nella presenza di ulcere multiple dolenti nel cavo orale ed è di eziologia sconosciuta. Questo studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto secco idroalcoolico di propoli su questa malattia. I pazienti arruolati dovevano assumere quotidianamente 500 mg/die di estratto (titolo in galangina 12%) o un placebo per 2 settimane, valutando il numero e l’estensione delle ulcerazioni e il grado di soddisfazione dei pazienti pre e post terapia. Si è visto che nel gruppo propoli vi era una significativa riduzione (p<0,04) sia del numero sia dell’estensione delle lesioni e anche dei sintomi accusati dai pazienti (p<0,03). Lo studio indica che un estratto secco idroalcoolico di propoli può essere utile per alleviare i disturbi di pazienti affetti da stomatite aftosa ricorrente (50).La stomatite da dentiera rappresenta una flogosi cronica, legata spesso a infezioni micotiche. In questo studio è stato valutato l’effetto di un gel contenente propoli brasiliana in pazienti con stomatite da dentiera. Sono stati arruolati 30 pazienti, che venivano trattati localmente con il Daktarin gel a base di miconazolo o con il gel di propoli suddetto per 2 settimane. Si è visto che tutti i pazienti trattati avevano, al termine dello studio, una guarigione completa. Lo studio indica che il gel alla propoli qui usato era simile come efficacia al Daktarin nel trattamento della stomatite da dentiera (62).
Azione antivirale: alcuni studi indicano che il propoli ha una valida azione su molti ceppi di virus, tra cui molti ceppi di influenzali e parainfluenzali, di rhinovirus e dell'herpes, che non sarebbe dovuta ad un aumento della sintesi di interferone bensì alla limitazione dell'aggancio e della penetrazione del virus nelle cellule per interferenza della droga con le neuraminidasi virali. Uno studio in vitro e in vivo ha valutato l’effetto della propoli contro il virus dell’herpes simplex. In vitro si mettevano cellule tipo Vero a contatto con virus dell’herpes simplex, mentre in vivo si infettavano con questo stesso virus dei giovani ratti. Si è visto che, in vitro, l’estratto di propoli riduceva del 50% l’infezione delle cellule Vero, probabilmente per un’interferenza nel legame tra il virus stesso e la membrana cellulare. Questo effetto era evidente sia quando l’estratto di propoli era messo a contatto con le cellule prima del virus sia quando veniva aggiunto nel medium assieme al virus. In vivo l’aggiunta della propoli prima o anche in concomitanza col virus preveniva le infezioni da Herpes simplex in circa l’80% degli animali, senza provocare alcun effetto citotossico. Quest'ultima azione sembrerebbe dovuta soprattutto ai flavonoidi, ma anche l'acido caffeico e i suoi esteri, in particolare il CAPE, sembrano essere attivi, come pure l'olio essenziale. Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto di una soluzione idroalcoolica di propoli su 15 ceppi di lieviti paragonato a quello dell’itraconazolo. Si è visto che la MIC media per i lieviti esaminati della propoli era inferiore a 0,06, mentre quella dell’itraconazolo era inferiore a 0,35 e che il 75% dei lieviti testati erano altamente sensibili alla propoli e all’itraconazolo. Lo studio indica che la propoli idroalcoolica e l’itraconazolo sono entrambi molto efficaci contro svariati ceppi di lieviti prelevati da pazienti con micosi superficiali (47).
Studi clinici. E' stato fatto uno studio clinico in doppio cieco su 90 pazienti affetti da herpes simplex genitalis, paragonando un unguento alla propoli al placebo e all'aciclovir. I pazienti ricevevano uno dei tre rimedi per 10 giorni da applicare 4 volte al giorno, valutando il numero delle lesioni, la loro estensione e la sintomatologia da esse causata. Nelle donne con herpes vaginale o della cervice il rimedio era applicato tramite tampone vaginale sempre per 10 giorni. Al termine della sperimentazione 24 pazienti del gruppo propoli erano guariti, mentre nel gruppo aciclovir e in quello placebo i pazienti guariti erano rispettivamente 14 e 12. Al terzo giorno 15 pazienti del gruppo propoli avevano già le lesioni in fase crostosa, mentre nei gruppi aciclovir e placebo ciò si verificava rispettivamente in 8 e in 1 paziente. Il 66% delle donne trattate aveva anche una superinfezione vaginale di tipo batterico concomitante alla virosi, che non è stata influenzata dal placebo e dall'aciclovir, mentre la propoli ha provocato la sua scomparsa nel 55% delle donne trattate con essa. Questo studio conferma che un unguento alla propoli è più efficace sia del placebo sia dell'aciclovir contro le infezioni da Herpes genitalis e le infezioni batteriche concomitanti (25).
Azione antimicotica: il propoli è attivo su molti funghi che interessano lo strato superficiale della cute, in particolare dei generi Candida, Torulopsis, Trichosporum, Epidermophyton e Tricophyton, mentre è poco efficace su quelli che si localizzano in profondità. Tale azione è di tipo essenzialmente micostatico, e sembra dovuta sia ai polifenoli sia ai derivati dell'acido cinnamico sia all'olio essenziale. Pare dovuta sia al potenziamento delle difese immunitarie indotto dalla propoli sia ad un’azione sulle cellule micetiche simile a quella esercitata sulle cellule batteriche e descritta in precedenza.Uno studio in vitro ha valutato la suscettibilità ad un estratto etanolico di propoli di ceppi di Candida albicans ottenuti da soggetti HIV positivi. Veniva anche fatto il confronto tra la propoli e la nistatina, il clotrimazolo, l’econazolo e il fluconazolo. Si è visto che gli aloni di inibizione in vitro erano analoghi nel caso propoli versus nistatina, mentre gli altri antimicotici avevano una potenza moderatamente maggiore. Questi dati indicano che la propoli può essere utile in pazienti con infezioni da Candida.
Azione anestetica locale: è di buona entità, paragonabile a quella indotta dalla novocaina, e sembra dovuta a principi attivi contenuti nella parte balsamica. Questa droga inibisce l'edema indotto dalla formalina o dalla capsaicina nella zampa del ratto se somministrata per via orale alla dose di 25 mg/kg 1 ora prima dell'iniezione della sostanza flogogena. In queste condizioni sperimentali inibisce anche l'iperalgesia indotta dalla somministrazione intraplantare di bradichinina. Pare che la soluzione idroalcoolica di propoli sia attiva contro il dolore di origine chimica ma non contro quello di origine termica e che tale azione antidolorifica non sia collegata all'attivazione del sistema oppioide e/o alla liberazione di sostanze opiodi.L'effetto analgesico della soluzione idroalcoolica di propoli alla dose di 50 mg/kg/die nel tail flick test è simile a quello del prednisolone alla dose di 2,5 mg/kg/die o dell'acido acetilsalicilico alla dose di 100 mg/kg/die.
Azione immunostimolante: pare che il propoli abbia una valida azione antiflogistica e sia in grado di aumentare la resistenza dell'organismo contro virus e batteri, forse stimolando la sintesi anticorpale e l'attività dei globuli bianchi. Infatti è stato notato un aumento del numero dei granulociti neutrofili, dei macrofagi e della loro attività, sia in vitro sia in vivo. Sicuramente rilevanti a tal fine sono i bioflavonoidi e la vitamina C presenti in questa sostanza, oltre all'acido caffeico e ai suoi esteri, in particolare il CAPE. Uno studio nel ratto ha indagato l’effetto immunostimolante della propoli, data agli animali a dosi di 0, 5, 10 e 20 mg/kg/die per 14 giorni. La valutazione era fatta misurando il peso degli organi immunocompetenti, la blastogenesi dei linfociti, il dosaggio delle cellule formanti placca, le subpopolazioni dei linfociti e la produzione di citochine. Si è notato che il CAPE riduceva il peso del timo e della milza e anche la loro cellularità, ma non aveva effetto sulla proliferazione dei linfociti B. Peraltro esso aumentava la blastogenesi dei linfociti T stimolata dalla concanavalina alla dose di 20 mg/kg/die. Le subpopolazioni linfocitarie T e B non erano influenzate dal CAPE, ma esso aumentava le subpopolazioni di tipo CD4(+)T. Le risposte anticorpali agli antigeni dipendenti dai linfociti T erano aumentate dal CAPE a partire dalla concentrazione di 10 mg/kg/die, così come la produzione delle citochine interleuchina 2, interleuchina 4 e interferone gamma, ma solo alla concentrazione di 20 mg/kg/die. Lo studio indica che il CAPE può avere azione immunostimolante nel ratto (35).Uno studio nel ratto ha esaminato l’azione immunostimolante e protettiva della propoli contro i danni causati dalle radiazioni al sistema immunitario. Per valutare l’azione immunostimolante si misuravano le immunoglobuline IgG e IgM e per indagare quella radioprotettiva il numero e la vitalità dei linfociti T nel sangue periferico. Si è visto che la propoli riduceva la produzione di IgG in modo significativo mentre aumentava quella di IgM e il numero di cellule CD-
Studi clinici.E' stato fatto uno studio su 440 bambini di età compresa tra gli 8 e i 10 anni abitanti in regioni con forte inquinamento industriale, che avevano un'elevatissima incidenza di malattie infettive delle prime vie aeree con notevole aumento della ferritina e della transferrina. Il trattamento con soluzione idroalcoolica di propoli ha ridotto significativamente i livelli plasmatici di queste proteine e ha diminuto notevolmente sia l'incidenza sia la gravità delle malattie infettive delle prime vie aeree (16). Uno studio clinico in aperto ha valutato l’effetto della propoli sui livelli di citochine. Sono stati arruolati 10 volontari sani, di età compresa tra i 18 e i 45 anni, che assumevano per os 500 mg. di estratto secco di propoli al giorno per 2 settimane. Si misuravano i livelli plasmatici delle principali citochine pre e post terapia. Al termine della sperimentazione si è visto che la propoli causava un significativo aumento della produzione leucocitaria di TNF alfa (p<0,05), di interleuchina 6 (p<0,01) e di interleuchina 8 (p<0,02) basali. Tale aumento era ancora più marcato se i leucociti erano stimolati con il lipopolisaccaride. L’aumento del TNF alfa e dell’interleuchina 8 raggiungeva il massimo valore dopo 4 giorni, mentre quello dell’interleuchina 6 dopo 13 giorni. Tale aumento della produzione delle citochine non si accompagnava ad un significativo aumento dei loro livelli plasmatici (21).
Azione antiflogistica. Ha attività anticomplementaria, inibendo l'attività funzionale della subunità C3 del complemento, con inibizione dell'emolisi indotta dal complemento. Inoltre la propoli inibisce la 5 alfa lipo-
Uno studio nel ratto ha valutato l’azione antiflogistica di un unguento contenente il 3 o il 7% di propoli contro l’edema nella zampa dell’animale indotto dalla carragenina. Si è visto che l’unguento al 7% ma non quello al 3% riduceva significativamente l’edema suddetto e ostacolava la chemiotassi leucocitaria verso la zona interessata. Lo studio indica che un unguento contenente il 7% di propoli riduce la flogosi nella zampa del ratto causata dalla carragenina (51).Uno studio nel ratto ha valutato l’azione antiflogistica cutanea di un estratto di propoli actichelata versus una propoli idroglicerica e una propoli idroalcoolica nei confronti dell’edema indotto dall’olio di croton nell’orecchio del ratto. La propoli actichelata alla concentrazione di 13,6 microL/cm2 pari a 13,6 microg di flavonoidi/cm2 era leggermente più attiva della propoli idroglicerica (concentrazione di 13,7 microL/cm2 pari a 20,6 microg di flavonoidi/cm2) e circa 6 volte più attiva della propoli idroalcoolica (5,5 microL/cm2 pari a 82,5 microg di flavonoidi/cm2). Per confronto il prodotto Tantum verde collutorio contenente 37,5 microg di benzidamina e il prodotto Froben contenente 45 microg di flurbiprofene inducevano un’inibizione dell’edema del 18 e del 35% rispettivamente (52).
Azione protettiva contro i danni provocati dai radicali liberi, legata soprattutto ai polifenoli e alle vitamine C ed E. I flavonoidi, e con loro molti fenoli (soprattutto i tocoferoli), reagiscono coi radicali liberi, impedendo così le degradazioni legate alla loro intensa reattività a livello dei fosfolipidi della membrana cellulare. E' importante sottolineare che l'anione radicale superossido sembra essere implicato nella proteolisi non enzimatica del collagene, per cui una sua inibizione protegge efficacemente questa importante sostanza. Si è visto che la produzione di superossidi generati dalla reazione xantina-
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto del CAPE e della vitamina E sulla sindrome da ischemia-
Studi clinici: Uno studio clinico controllato è stato effettuato su 47 soggetti di entrambi i sessi apparentemente sani per valutare l’azione antiossidante di una polvere di propoli somministrata per 30 giorni. Si misuravano i livelli di superossido desmutasi (SOD), catalasi, glutatione per ossidasi, malondialdeide, colesterolo totale, colesterolo LDL, trigliceridi, glicemia, acido urico, ferritina, transferrina e stato ossidativo dei globuli rossi pre e post trattamento. Al termine dello studio si è visto che vi era un calo significativo (p<0,005) nei livelli di malondialdeide, un aumento significativo (p<0,01) in quelli di SOD e un miglioramento dello stato ossidativo dei globuli rossi nei soggetti di sesso maschile ma non in quelli di sesso femminile. Lo studio indica che la propoli può avere un’azione antiossidante nell’uomo ma non nella donna (49).
Indicazioni principali: malattie da raffreddamento delle prime vie aeree, soprattutto come curativo ma in parte anche come preventivo, infezioni del cavo orale, acne giovanile, piccole infezioni cutanee.
Azione prevalente: anti-
Altre azioni: immunostimolante, antiflogistica, antiossidante, anestetica locale.
EFFETTI COLLATERALI : Alcuni pazienti riferiscono occasionalmente secchezza delle fauci e disturbi epigastrici di discreta entità, talora associati a diarrea, che peraltro scompaiono prontamente con la sospensione del trattamento. Può anche provocare reazioni allergiche cutanee in soggetti particolarmente predisposti, che regrediscono con la sospensione del trattamento. Uno studio clinico ha valutato l’incidenza delle allergie alla propoli, somministrando a 605 pazienti scelti a caso soluzione idroalcoolica di propoli. Sono state notate reazioni allergiche cutanee in 25 pazienti, cioè il 4,2% del campione. 13 di questi pazienti avevano anche un’allergia cutanea al balsamo del Perù (19B). Due soggetti con allergia cutanea alla propoli sono stati studiati, e si è visto che in uno di essi la dermatite da contatto era dovuta ad un meccanismo di ipersensibilità ritardata, mentre nell’altro la risposta era IgE mediata. Il farnesolo è una sostanza ad azione allergizzante comune in molte fragranze di origine vegetale. Pertanto è stata testata la sensibilità al farnesolo in 1243 femmine e in 778 maschi. Di questi il 22% aveva un’ipersensibilità al farnesolo. 147 (8,1%) erano sensibili al balsamo del Perù, 143 (7,8%) a fragranze miste e 34 (1,9%) erano sensibili alla propoli. I pazienti allergici al farnesolo erano in prevalenza soggetti di sesso femminile, di età giovane e con lavoro di ufficio. Le zone più colpite erano le mani e il volto (38).
CONTROINDICAZIONI: nessuna conosciuta.
INTERAZIONI FARMACOLOGICHE: nessuna conosciuta.
DATI TOSSICOLOGICI: La propoli è un prodotto praticamente atossico, sia somministrata in un'unica dose elevata sia data cronicamente a dosaggi elevati. Dosi di 15g/kg nel cane e nel ratto non hanno dato luogo a reazioni collaterali apprezzabili, neppure se questa dose era somministrata per un periodo di 30 giorni consecutivi.Uno studio in vitro ha esaminato la genotossicità, la mutagenicità e l’antimutagenicità di una propoli argentina proveniente da Tucuman. Si è visto che la citotossicità (LD50) su Artemia salina era di circa 100 microg/ml. Non è stata notata alcuna citotossicità sulla Salmonella typhimurium e sull’Allium cepa a concentrazioni decisamente attive. Tutti i test eseguiti non hanno mostrato alcuna genotossicità o mutagenicità. L’estratto di propoli era capace di inibire la mutagenesi indotta dall’isochinolina e dalla 4-
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Fonte SIMN
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PREPARAZIONE FARMACEUTICA CONSIGLIATA:
l'estratto secco nebulizzato e titolato in antocianosidi totali espressi come antocianidine min. 23,8% e max. 26,2% (Farmacopea Italiana -
Siccome tali studi sono stati condotti con estratti diversi con titoli diversi, il valore posologico suddetto rappresenta un valore medio indicativo.
COMPOSIZIONE CHIMICA: è una sostanza ricca di antocianine, delle quali almeno sette sono state identificate e sono: cianidina, delfinidina, pelargonidina, malvidina, peonidina, irsutidina e petunidina. Ritroviamo poi dei flavonoidi, degli zuccheri semplici e complessi, degli acidi organici, degli acidi fenolici. Abbondanti sono anche i tannini.
Azione antiradicalica:
gli oligomeri inibiscono validamente i radicali idrofilici e lipofilici, essendo in grado di intrappolare tutte le specie radicaliche conosciute in modelli di perossidazione lipidica membranaria. Inoltre essi proteggono le membrane lisosomiali dalla perossidazione lipidica indotta dall'autoossidazione del ferro, sia intrappolando i radicali formatisi sia costituendo dei chelati che rendono il ferro indisponibile alle reazioni di ossidazione. Le procianidine inibiscono in modo non competitivo la xantina-
Uno studio nel ratto ha testato l’ipotesi che un estratto di mirtillo possa ridurre i danni al DNA e la lipoperossidazione e aumentare gli enzimi detossificanti di fase II. Gli animali tenevano una dieta standard supplementata o meno con l’estratto di mirtillo per 3 settimane. Si misuravano l’attività della glutatione S transferas, della quinone reduttasi e della UDP glucuronosiltransferasi nel fegato e nel colon pre e post trattamento. Si è visto che le attività di questi enzimi non erano significativamente modificate dall’estratto di mirtillo, ma che i danni al DNA erano significativamente ridotti da questo estratto. I livelli urinari di F2 isoprostani, un indice di lipoperossidazione, erano immodificati dall’estratto in questione. Lo studio indica che un estratto di mirtillo non modifica l’attività degli enzimi detossificanti di fase II nel fegato e nel colon ma attenua a questo livello in modo evidente i danni al DNA (58).
Studi clinici:
È stato fatto uno studio su un gruppo di 8 volontari sani, di età compresa tra i 38 e i 54 anni e di entrambi i sessi, per valutare l’effetto dell’estratto di mirtillo sulle difese antiossidanti sieriche postprandiali. I soggetti consumavano per 7 giorni una dieta iperlipidica e, al settimo giorno, si somministrava loro polvere di mirtillo alla dose di 10 g. A partire da 60 minuti dopo tale somministrazione e per le successive 4 ore si prelevava il sangue venoso per la valutazione delle difese antiossidanti plasmatiche totali. Si è visto che il mirtillo incrementava le difese suddette dell’8,5% dopo 1 ora e del 15% dopo 4 ore (27).Uno studio clinico ha valutato l’effetto dell’estratto secco di mirtillo sui livelli plasmatici delle lipoproteine e sull’ossidazione delle LDL. Sono stati arruolati 21 soggetti apparentemente sani, che dovevano bere 7 ml/kg/die di succo di mirtillo per 2 settimane. All’inizio dello studio si è visto che i livelli di LDL ossidate erano significativamente associati con la circonferenza della vita, coi trigliceridi e con l’apolipoproteina B. La somministrazione del succo di mirtillo portava, dopo 2 settimane, ad un calo significativo delle LDL ossidate e au un significativo aumento della capacità antiossidante plasmatica totale. Non si notavano variazioni significative della lipemia o dei markers infiammatori. Lo studio conferma che il succo di mirtillo riduce le LDL ossidate e migliora le difese antiossidanti totali nell’uomo (37).
Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto di cranberry sull’assetto lipidico in pazienti affetti da diabete mellito tipo II in terapia con ipoglicemizzanti orali. Sono stati arruolati 30 pazienti (16 maschi e 14 femmine), con età media di 65 anni, che dovevano assumere per os l’estratto di cranberry o un placebo per 3 mesi, misurando l’assetto lipidico, le LDL ossidate, la glicemia, la PCR e l’albuminuria pre e post terapia. Al termine dello studio si è visto che il colesterolo LDL si riduceva significativamente nei pazienti del gruppo verum (p<0,005) rispetto a quelli del gruppo placebo. Anche il colesterolo totale e la ratio colesterolo totale/colesterolo HDL si riducevano in modo statisticamente significativo (p<0,044) rispetto al pretera pia e rispetto ai valori osservati nel gruppo placebo (p<0,001 e p<0,032 rispettivamente). Peraltro l’estratto di cranberry non riduceva i livelli di LDL ossidate e non modificava quelli della glicemia, della HbA1C e della PCR. Lo studio indica che un estratto di cranberry migliora significativamente l’assetto lipidico ma non l’ossidazione delle LDL, la glicemia, la HbA1C e la PCR in pazienti diabetici in terapia con ipoglicemizzanti orali (59).
Azione anti-
Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto protettivo del cranberry sul danno ossidativo renale indotto dalle infezioni vescicali in animali con reflusso vescica-
Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto della frazione polifenolica del cranberry sulla virulenza e sulla produzione di glucani da parte dello Streptococcus mutans. Si è visto che questa frazione inibiva l’attività della glucosiltransferasi B e C e della F-
Studi clinici
È stato fatto uno studio clinico controllato su 153 donne anziane, che erano affette da batteriuria e piuria recidivanti, per valutare l'effetto del succo di mirtillo sulla carica batterica nel tratto urinario. Le pazienti assumevano per os 300 ml. di succo di mirtillo o un placebo analogo per colore e per gusto per un periodo di 6 mesi, con valutazione della batteriuria e della piuria pre terapia e ogni 30 giorni durante il trattamento. I batteri più frequentemente ritrovati erano Escherichia coli (43%), flora mista Escherichia coli + Klebsiella species (22%) e Klebsiella species (7%). La batteriuria con piuria è stata riscontrata nel 28,1% dei prelievi di urina dei soggetti del gruppo placebo e solo nel 15% di quelli del gruppo verum. Inoltre al termine del quarto mese di sperimentazione il 75% dei soggetti del gruppo verum affetti da batteriuria e piuria prima dell'inizio della stessa aveva urine sterili, mentre ciò si verificava solo nel 35% dei soggetti del gruppo placebo. Ancora al termine del quinto mese dello studio il 9% dei pazienti del gruppo verum con urine sterili all'inizio dello stesso aveva batteriuria e piuria, mentre ciò accadeva nel 19% dei pazienti del gruppo placebo. La necessità di effettuare terapia antibiotica è stata riscontrata in 16 pazienti del gruppo placebo e in 8 pazienti del gruppo verum. Non sono state osservate differenza nel pH urinario nei due gruppi. L'effetto anti-
Uno studio clinico controllato ha paragonato l’effetto di un estratto di cranberry a quello del trimetoprim a basso dosaggio nella prevenzione delle infezioni vescicali ricorrenti in donne anziane. Sono state reclutate 137 donne avevano avuto due o più episodi di infezione urinaria negli ultimi dosici mesi, che dovevano assumere per os 500 mg/die di estratto di cranberry o 100 mg/die di trimetoprim per 6 mesi. Al termine dello studio 25 pazienti del gruppo cranberry avevano dovuto essere trattate con un antibiotico contro 14 pazienti del gruppo trimetoprim, con una differenza tra i due gruppi statisticamente poco significativa (p<0,084). Il periodo per il verificarsi di una nuova infezione vescicale era analogo nei due gruppi. Il tempo medio di ricorrenza di un’infezione vescicale era di 84,5 giorni nel gruppo cranberry e di 91 giorni in quello trimetoprim. Le pazienti che abbandonavano lo studio per il verificarsi di eventi avversi rilevanti erano il 9% nel gruppo cranberry e il 16% in quello trimetoprim. Lo studio mostra che un estratto di cranberry ottiene un effetto simile a quello del trimetoprim nella prevenzione delle infezioni ricorrenti vescicali (60).
Azione antiaggregante piastrinica: gli antocianosidi inibiscono sia in vitro sia in vivo l'aggregazione piastrinica indotta dall'ADP, dal collageno e dall'acido arachidonico e stimolano la produzione e l'attività biologica della prostaglandina I2 (PGI2) a livello delle pareti dei capillari. Sono anche degli inibitori della fosfodiesterasi deputata alla demolizione dell'AMP ciclico, con conseguente aumento di questa importante sostanza, il che potrebbe spiegare in parte l'inibizione dell'aggregazione piastrinica. Infatti ciò aumenta la concentrazione intracellulare del calcio e ne riduce quella extracellulare, che è molto importante per il verificarsi dell'aggregazione delle piastrine. Inoltre le antocianine sarebbero in grado di inibire i sistemi enzimatici che presiedono alla sintesi del trombossano A2, che è essenziale per i fenomeni aggregativi.
Azione cardioprotettiva e capillaroprotettiva: è stata anche dimostrata la capacità degli antocianosidi di ostacolare l'azione dell'angiotensina II sulla parete vascolare, e inoltre essi sembrano in grado di indurre vasodilatazione in svariati distretti arteriosi, in particolare su quelli splenico e coronarico. Questa azione non è dovuta ad un meccanismo di tipo beta adrenergico, bensì ad un aumento della liberazione delle prostaglandine ad azione vasodilatatoria, in particolare prostaciclina (PGI2), prodotte dall'endotelio vasale. Inoltre gli antocianosidi potenziano la vasodilatazione coronarica indotta dall'adrenalina, verosimilmente inibendo l'attività dell'enzima catecol-
Azione fleboprotettiva: questa azione si spiegherebbe col fatto che le antocianine si sono dimostrate capaci di inibire l'attività di alcuni enzimi proteolitici deputati alla distruzione del collageno, quali le elastasi e le collagenasi, rendendo in tal modo il connettivo più stabile ed elastico. Inoltre gli antocianosidi agiscono sulla membrana basale della parete dei vasi sanguigni, diminuendo il livello delle glicoproteine ivi accumulate, e favorendo così la normalizzazione della resistenza e dell'elasticità della parete vasale.
Azione sull'occhio: è noto da tempo che gli estratti di mirtillo sono in grado di acuire la visione notturna. Infatti essi facilitano la rigenerazione della rodopsina, che è il pigmento retinico essenziale per la visione in condizioni di scarsa luminosità. In particolare essi agiscono sull'enzima lattato-
Studi clinici.Studi clinici in doppio cieco versus placebo dimostrano che gli antocianosidi del Mirtillo riducono i danni al microcircolo retinico in modo statisticamente significativo rispetto al placebo in pazienti affetti da retinopatia ipertensiva e/o diabetica. Ricerche effettuate su soggetti adulti diabetici hanno dimostrato che la somministrazione per os di 600 mg/die di estratto secco di mirtillo provoca una significativa riduzione della sintesi del connettivo, in particolare sul collageno polimerico e sulle glicoproteine di struttura. Siccome una delle cause principali della retinopatia diabetica è l'aumentata produzione di connettivo, gli antocianosidi possono essere utili per prevenire la retinopatia diabetica.Una metanalisi clinica ha raccolto gli studi clinici sull’effetto oculoprotettivo del mirtillo. Sono stati selezionati 30 studi di qualità accettabile, dei quali 12 erano in doppio cieco versus placebo. I 4 studi più recenti erano tutti studi clinici controllati e fornivano risultati al limite della significatività statistica. Sette altri studi indicavano una superiorità dell’estratto di mirtillo nel favorire la visione notturna. 11 lavori su 12 hanno indagato l’effetto del mirtillo su soggetti apparentemente sani e senza problemi visivi, nei quali è difficile stabilire la presenza di un effetto clinico di questa droga. Non ci sono studi credibili sull’effetto dell’estratto di mirtillo in pazienti con alterazioni della visione notturna e/o con retinopatia su base vascolare. I dati ottenuti su animali con problemi di questo tipo sembrano incoraggianti, per cui sarebbe opportuno condurre studi clinici controllati in pazienti con problemi visivi (29).
Farmacocinetica: la biodisponibilità assoluta è piuttosto scarsa essendo in media l'1,2% del totale somministrato, ma i livelli plasmatici raggiunti (2-
Indicazioni principali: fragilità capillare, in particolare a livello del microcircolo retinico, insufficienza veno-
Azione prevalente: capillaroprotettiva e antiossidante.
Altre azioni: antiaggregante piastrinica, cardioprotettiva, anti-
EFFETTI COLLATERALI: nessuno degno di nota.
CONTROINDICAZIONI: è stato fatto uno studio su 5 volontari sani, che assumevano per os estratto secco di mirtillo titolato in antocianosidi al 23% alla dose di 60 mg/die per 7 giorni. La valutazione era fatta misurando nelle urine i seguenti parametri: pH, volume, creatinina, ossalati, calcio, fosfati, acido urico, sodio, citrato, magnesio e potassio pre e post terapia. Si è visto che tutti i soggetti mostravano, al termine della sperimentazione, un significativo (p<0,01) aumento dei livelli urinari di ossalati, con un incremento inferiore ma sempre significativo (p<0,05) del contenuti di calcio, fosfati e sodio. Questi risultati indicano che l’estratto di mirtillo può favorire la formazione di calcoli renali da ossalati e da fosfati di calcio, per cui va usato con cautela in pazienti con storia clinica di nefrolitiasi (30).Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto del succo di mirtillo sulla formazione dei calcoli di ossalato e non concorda coi risultati della sperimentazione suesposta. Sono stati arruolati 20 volontari sani, senza episodi pregressi di nefrolitiasi. 10 soggetti bevevano 500 ml/die di succo di mirtillo per 2 settimane e 10 ingerivano 2000 ml/die dello stesso succo sempre per 2 settimane. Si faceva poi un wash out di 2 settimane, al termine del quale i soggetti del primo gruppo facebano il trattamento del secondo e viceversa. Si valutava la presenza di ossalato di calcio, di fosfato di calcio e di acido urico nelle urine. Si è visto che il succo di mirtillo causava un calo dell’escrezione dei fosfati e degli ossalati di calcio e un aumento dell’escrezione dei citrati nelle urine. I dati di questo studio indicano che il succo di mirtillo ha addirittura un’azione antilitogenica (31).
INTERAZIONI FARMACOLOGICHE: Gli studi più recenti indicano che il succo e l’estratto di cranberry possono potenziare l’effetto anticoagulante del warfarin, potendo quindi causare seri problemi emorragici. Pertanto l’utilizzo di questi prodotti in pazienti in terapia anticoagulante va fatto sotto stretto controllo medico (46).Uno studio in vitro ha esaminato se il succo di cranberry potesse inibire l’attività della nifedipina ossidasi mediata dalla CYP3A in microsomi epatici umani o intestinali di ratto. Si è visto che questo succo era un potente inibitore dell’attività della CYP3A, dato che la preincubazione col 10% vol/vol di succo di cranberry e con 1 mM di NADPH per 10 minuti causava un’inibizione significativa dell’ossidazione della nifedipina. Negli animali trattati col succo di cranberry la AUC della nifedipina era di circa 1,6 volte più alta quando il succo veniva somministrato 30 minuti prima del farmaco suddetto. Peraltro il tempo di permanenza nel plasma, il volume di distribuzione e la costante di eliminazione della nifedipina non venivano modificate dal succo di cranberry. Lo studio indica che il succo di cranberry inibisce il metabolismo della nifedipina mediato dalla CYP3A sia nel ratto sia nell’uomo (47).Uno studio clinico ha valutato la potenziale interferenza tra il succo di cranberry e il warfarin. Sono stati arruolati 7 soggetti affetti da fibrillazione atriale trattati con warfarin da almeno 3 mesi, che dovevano assumere per os 250 ml di succo di cranberry o un succo placebo per 7 giorni. Si misurava il tempo di protrombina preterapia e dopo 2, 4, 7, 10, 14, 16, 18, 21 e 24 giorni. Il valore basale di INR era di 2,28 nel gruppo verum e 2,13 in quello placebo. Al termine dello studio si è visto che il valore dell’INR non si modificava apprezzabilmente in nessuno dei due gruppi studiati, indicando che il succo di cranberry non interferisce apprezzabilmente con il warfarin (48).
TOSSICOLOGIA: negli studi effettuati sugli animali non è stato finora possibile raggiungere la LD50 per via orale.
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