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Cosa è la prostatite ?
Quali sono le cause della prostatite ?
Come si fa la diagnosi di una prostatite ?
Come si può curare una prostatite acuta ?
Come si può curare una prostatite cronica ?
E' consigliabile l'uso degli antiossidanti nella prostatite ?
Ci sono delle altre terapie nella prostatite ?
Come si può aumentare il volume dello sperma nella prostatite ?
Come si può migliorare l'erezione nella prostatite ?
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Come posso eliminare il sangue nello sperma nella prostatite ?
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Quali sono gli antiinfiammatori per la cura della prostatite ?
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C'è dolore tra ano e croto nella prostatite ?
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C'è febbre nella prostatite ?
Da dove vengono le infezioni nella prostatite ?
La prostatite è l'infiammazione della ghiandola prostatica abbastanza frequente , ma spesso poco chiara, che raramente colpisce i giovani in età prepuberale, mentre è spesso presente negli uomini adulti.
Ma c'è prostatite e prostatite: basti pensare che se c'è una situazione infiammatoria (cioè una prostatite acuta di categoria I), questa rende il tessuto prostatico permeabile a molte molecole antibiotiche che invece non riescono a penetrarvi in condizioni normali o, attenti alla osservazione, quando sia in atto una flogosi cronica.(Prostatite di categoria II) Un corretto atteggiamento clinico è possibile solo quando il medico ha posto una diagnosi specifica ed ha impostato una corretta strategia terapeutica.
Quindi la prostatite è una infiammazione della ghiandola prostatica,
E , per capire le cause , la diagnosi e la cura della prostatite bisogna prima conoscere il processo infiammatorio nelle sue fasi perchè è da questa conoscenza che se ne ricavano i rimedi , sia essi naturali che farmacologici sintetici.
Cosa è l'infiammazione ?
L'infiammazione è un processo reattivo verso agenti patogeni di qualsiasi natura attraverso cui l'organismo si difende, innescando i processi del sistema immunitario (3). L'ultimo obiettivo del processo infiammatorio è di liberare l'organismo da ogni entità che generi danno cellulare (ad esempio i microorganismi, le tossine, ecc.) o dagli effetti del danno stesso (ad esempio le cellule morte ed i tessuti necrotici). L'infiammazione distrugge, diluisce o contiene l'agente nocivo ed allo stesso tempo innesca una serie di eventi che riparano e ricostituiscono il tessuto danneggiato.
Una funzione critica dell'infiammazione è il reclutamento, nel sito danneggiato, delle cellule del sistema immunitario, i leucociti. Questo fenomeno, chiamato chemiotassi, si verifica tramite l'incremento locale del flusso ematico e attraverso mutamenti strutturali dei microvasi. I leucociti ingeriscono gli agenti tossici, uccidono i microorganismi, degradano il tessuto necrotico e gli antigeni estranei. Liberando enzimi, mediatori chimici e radicali dell'ossigeno o dell'azoto, i leucociti sostengono l'infiammazione e, oltre a ricoprire un ruolo effettore protettivo possono, in alcuni casi, indurre danni nei tessuti circostanti. Infatti, nel caso in cui, a causa di un alterato meccanismo regolatorio, lo stato infiammatorio si prolunghi, l'infiammazione può diventare nociva e risultare implicata nella patogenesi di numerose malattie. Più in dettaglio, l'infiammazione può essere definita di tipo acuto o cronico. L'infiammazione acuta rappresenta la risposta immediata ad un agente dannoso, è di durata relativamente breve (va da minuti ad alcuni giorni) ed è principalmente caratterizzata dalla formazione dell'edema e dalla migrazione dei leucociti, in prevalenza granulociti neutrofili. L'infiammazione cronica, che è generalmente il risultato di stimoli persistenti, è di durata più lunga ed è caratterizzata, dal punto di vista istologico, dalla presenza di altri tipi di cellule leucocitarie (linfociti e macrofagi), dalla proliferazione dei vasi sanguigni e dalla fibrosi o dalla necrosi del tessuto. In alcuni casi l'infiammazione cronica può essere preceduta da una fase iniziale di infiammazione acuta, altre volte inizia in maniera asintomatica e con un'intensità ridotta. L'infiammazione cronica può verificarsi in seguito ad infezioni persistenti dovute a microorganismi che riescono a sfuggire al controllo del sistema immune, come ad esempio il Mycobacterium tuberculosis (agente eziologico della tubercolosi) o il Treponema pallidum (che causa la sifilide); in seguito all'esposizione prolungata ad agenti potenzialmente tossici di origine esogena o endogena, oppure a causa di fenomeni di autoimmunità. Le cellule coinvolte nell'infiammazione cronica vengono reclutate nel sito dell'infiammazione, si attivano e rilasciano innumerevoli fattori solubili che mediano il danno e la fibrosi del tessuto. Tali molecole svolgono un ruolo chiave nell'inizio e nell'esecuzione della risposta infiammatoria e tra le loro funzioni principali vi è l'induzione della dilatazione dei vasi, la chemiotassi, l'adesione e l'attivazione dei leucociti, la tossicità diretta nei confronti del microrganismo invasore, la proliferazione dei fibroblasti, la deposizione del collagene e l'angiogenesi (4, 5). Di grande rilevanza fra questi mediatori sono le citochine, molecole di natura proteica, che agiscono anche a bassissime concentrazioni, interagendo mediante legami ad alta affinità con recettori specifici espressi sulle cellule bersaglio. Le citochine mediano la comunicazione intercellulare intervenendo nell'indirizzo, nella regolazione e nella terminazione dei processi infiammatori. Esse costituiscono una trama complessa di relazioni e, dalla loro reciproca regolazione, dipende l'esito finale dei processi biologici che vengono regolati. Un aspetto importante è legato alle quantità di mediatori solubili che vengono prodotti in risposta ad uno stimolo. Ad esempio, il rilascio extracellulare di bassi livelli di una citochina proinfiammatoria, può aumentare l'espressione di altre citochine e delle molecole di adesione per i leucociti, tutti fattori che amplificano la cascata infiammatoria; al contrario, livelli elevati di essa, possono danneggiare cellule o tessuti.
Per finire, poiché le citochine rappresentano degli strumenti estremamente efficaci nelle risposte immunitarie, che possono rivelarsi anche armi pericolose, esiste in natura un complesso sistema atto a regolarne finemente l'attività. Le citochine ad esempio, possono essere prodotte in una forma immatura che viene attivata tramite il taglio operato da specifici enzimi rilasciati solo in determinate condizioni; possono esistere dei recettori solubili, oppure delle proteine dalla funzione analoga, che legandosi alla citochina bersaglio, ne neutralizzano l'azione impedendo che si leghi ai recettori di membrana; inoltre possono esistere delle molecole con la funzione di antagonisti recettoriali che, legandosi al recettore specifico, impediscono il legame della citochina e l'innesco degli eventi biologici che essa influenza. Queste e molte altre forme di controllo dell'attività di una citochina rappresentano un sistema di sicurezza attraverso il quale l'organismo si tutela dalla possibile azione nociva di queste moleco
Quanti tipi di prostatite esistono ?
La prostatite interessa almeno un terzo della popolazione maschile ogni anno, ma forse anche una percentuale maggiore; il disturbo difatti risulta sottostimato dal fatto che c'è una carenza di controlli precoci ed un ricorso allo specialista urologo solo quando compaiono quei sintomi invalidanti maggiori che riguardano la funzione sessuale (ejaculazione precoce o deficit erettivo) o la fertilità.
Questo fa indurre accertamenti con ritardo e terapie solo in caso di condizioni infiammatorie acute. Attualmente la classificazione più recente prevede una tassonomia delle prostatiti sulla base del grado di infiammazione ed ai segni clinici (disfunzioni urinarie presenti all'anamnesi) : Il National Institutes of Health (NIH) ha proposto la seguente classificazione delle prostatiti, accettata e utilizzata a livello internazionale:
Categoria I (Prostatite acuta batterica, ABP) .
Infezione acuta della ghiandola prostatica.
Categoria II (Prostatite cronica batterica, CBP)
Infezione cronica e ricorrente della ghiandola prostatica, con sintomatologia dolorosa, frequentemente associata a disturbi della minzione e disfunzioni della sfera sessuale.
Categoria IIIa (Sindrome dolorosa pelvica cronica infiammatoria, CPPS)
Stato infiammatorio cronico della prostata con presenza di un elevato numero di leucociti nel secreto prostatico, nell'urina o nello sperma dopo massaggio prostatico. Presenta una sintomatologia simile a quella osservata nella categoria II in assenza di una dimostrata infezione batterica.
Categoria III b (Sindrome dolorosa pelvica cronica non infiammatoria, CPPS)
Stato infiammatorio cronico della prostata con presenza di un basso numero di leucociti nel secreto prostatico, nell'urina o nello sperma dopo massaggio prostatico. Presenta una sintomatologia simile a quella osservata nella categoria II in assenza di una dimostrata infezione batterica.
Categoria IV (Prostatite infiammatoria asintomatica, AIP)
Presenza di leucociti e/o batteri nel secreto prostatico, nell'urina e nello sperma dopo massaggio prostatico. Asintomatica.
Le categorie I e II comprendono circa il 5% delle prostatiti, e rispondono solitamente al trattamento antibiotico.
La categoria III, il che pone in molti casi un problema terapeutico,include la maggior parte delle prostatiti.
Non è semplice stimare la prevalenza delle prostatiti. Nel 1991, negli USA sono state eseguite 13 milioni di visite urologiche e nel 5.3% dei casi è stata posta una diagnosi di prostatite.
In altri studi la prevalenza dei disturbi infiammatori della prostata oscilla tra il 5 e l'11%, a seconda dell'età e della rappresentatività del campione. E' certo che, in seguito ad un primo episodio di prostatite, la probabilità di episodi successivi è elevata, oscillando tra il 20% e 50%, al crescere dell'età dei pazienti .
In Europa, la prevalenza stimata delle CPPS è pari all' 11%.
In Italia raggiunge il 13.5%
Queste forme possono tra loro interscambiarsi durante la vita di un individuo e confondere ulteriormente il problema diagnostico.
Analizziamone una per una e vedete se vi ci identificate in uno di questi quadri. Ciascun quadro ovviamente avrà un atteggiamento terapeutico differente.
Classificazione Prostatiti - |
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| Infezione cronica e ricorrente della ghiandola prostatica, con sintomatologia dolorosa, frequentemente associata a disturbi della minzione e disfunzioni della sfera sessuale. |
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Categoria IIIa (Sindrome dolorosa pelvica cronica infiammatoria, CPPS) |
Stato infiammatorio cronico della prostata con presenza di un elevato numero di leucociti nel secreto prostatico, nell'urina o nello sperma dopo massaggio prostatico. Presenta una sintomatologia simile a quella osservata nella categoria II in assenza di una dimostrata infezione batterica. |
| Presenza di leucociti e/o batteri nel secreto prostatico, nell'urina e nello sperma dopo massaggio prostatico. Asintomatica. |
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