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Sintomi della ipertrofia prostatica

Ipertrofia prostatica o ingrossamento benigno della prostata

SINTOMI DELLA IPERTROFIA PROSTATICA

I sintomi della ipertrofia prostatica insorgono gradualmente.
Nelle fasi iniziali la malattia è spesso del tutto asintomatica , silente perchè non costituisce ostacolo allo svuotamento vescicale; tuttavia all'esplorazione rettale si può rilevare un certo aumento volumetrico della ghiandola prostatica.
Tale condizione viene denominata "prostatismo silente".
I sintomi più frequenti con cui l'Ipertrofia Prostatica Benigna si manifesta clinicamente sono:

  • la pollachiuria diurna e notturna (cioè l'aumento della frequenza delle minzioni ), che si osserva prevalentemente nelle ultime ore della notte

  • l'attesa minzionale, che si riscontra più spesso al mattino.

Negli stadi iniziali della malattia i disturbi urinari a carattere "irritativo" predominano su quelli a carattere "ostruttivo", definiti con il termine generico di disuria.
Alla pollachiuria  si associano frequenti minzioni imperiose (urgenza minzionale); più di rado è presente una incontinenza da urgenza.
Tale sintomatologia è correlata con la ridotta distensibilità vescicale e con la frequente instabilità detrusoriale (riscontrabile nel 50-80% dei pazienti con prostatismo); inoltre è sensibilmente influenzata da fattori esterni come lo stress, il freddo, l'alimentazione, l'attività sessuale e quella lavorativa (lunghi viaggi, posizione assisa per un tempo prolungato).
Tutte queste condizion
i possono infatti aumentare lo stato di ipereccitabilità simpatica a livello della regione cervico-prostatica.


SINTOMI IRRITATIVI
SINTOMI OSTRUTTIVI

NICTURIA Sono le minzioni notturne (il paziente si alza una, due, tre, quattro volte per notte).

URGENZA è il bisogno impellente di urinare (il paziente deve correre al bagno altrimenti si urina addosso).

FREQUENZA è l’aumento del numero delle minzioni giornaliere.
L’insieme di questi sintomi che viene definito con il termine di disuria viene spesso sottostimata dal paziente, per il quale sono paradossalmente più importanti i sintomi di tipo "irritativo" piuttosto che quelli a carattere "ostruttivo", potenzialmente più pericolosi.


DIFFICOLTA' AD  INIZIARE LA MINZIONE

GETTO URINARIO DEBOLE

SGOCCIOLAMENTO TERMINALE

La comparsa di una riduzione di forza e di calibro del mitto urinario , getto lento, debole, cadente, con frequente impiego del torchio addominale (il paziente si appoggia al muro sopra il water oppure urina nella ciambella del water o nelle proprie scarpe), con gocciolamento post-minzionale e sensazione di vuotamento vescicale incompleto, segnalano la presenza di uno stadio più avanzato della malattia, in cui predomina l'ostruzione meccanica da ostacolo anatomico.


Nello stadio dello scompenso detrusoriale (IL DETRUSORE è IL MUSCOLO DELLA VESCICA) la sintomatologia disurica  (che può talvolta non presentare un aggravamento, ma al contrario una sua apparente attenuazione )  può rappresentare la prima spia di una lotta che si va esaurendo a causa della diminuita capacità contrattile della muscolatura vescicale.
Tipica di questo stadio è la presenza di un significativo residuo di urina dopo la minzione (residuo post minzionale ). Sintomi frequenti sono il gocciolamento post-minzionale o sgocciolamento al termine della minzione , l'incontinenza da sforzo e/o da urgenza (il paziente deve urinare subito altrimenti se la fa addosso !!!).
In ogni stadio evolutivo dell'IPB si può verificare una ritenzione acuta di urina: il paziente improvvisamente non riesce più ad urinare ed avverte la sensazione dolorosa di ripienezza vescicale. Benchè si osservi spesso nelle fasi avanzate della malattia, questa complicazione può perfino rappresentarne la modalità di esordio della malattia: fattori scatenanti e/o favorenti sono il freddo, l'ingestione di bevande alcooliche, pasti abbondanti , le infezioni, gli infarti prostatici, la distensione vescicale dovuta ad eccessivo ritardo della minzione (non vanno mai trattenute le urine) e l'assunzione di farmaci anticolinergici, alfa-adrenergici, tranquillanti ed antidepressivi.
Un sintomo che può destare allarme e che richiede sempre un'accurata valutazione è l'ematuria (cioè la presenza di sangue nelle urine), che è solitamente di tipo iniziale, talvolta terminale.
Tale sintomo può essere dovuto alla rottura di vasi ectasici che decorrono nel tessuto adenomatoso o più raramente alla formazione di calcoli vescicali. La fase dello scompenso detrusoriale può evolvere verso la ritenzione cronica completa di urina: in questo caso si può osservare la cosiddetta "iscuria paradossa", consistente nelle perdita di urine a gocce per rigurgito dalla vescica troppo piena.
Possono altresì comparire i sintomi e segni tipici dell'insufficienza renale cronica con sindrome uremica.
Con il persistere dell'ostruzione fra le trabecole della parete vescicale si delineano e si approfondano delle depressioni, definite celle, di cui alcune possono progressivamente ingrandirsi e dar luogo a diverticoli. Che sono sprovvisti di fibre muscolari e che quindi risultano inefficienti dal punto di vista contrattile. La vescica nel suo complesso, perde capacità contrattile e inizia la fase dello scompenso, caratterizzata dalla comparsa di un residuo postminzionale di urina.
Il progressivo aumento del residuo di urina determina la distensione vescicale e l'organo finisce per divenire una cavità atonica contenente anche più di un litro di urina. Se l'ostacolo non viene tempestivamente rimosso, l'ostruzione si ripercuote sulle alte vie urinarie provocando una ureteroidronefrosi progressiva. La stasi di urina, a sua volta, predispone all'infezione secondaria e porta, infine, alla compromissione della funzionalità renale.


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Il Saw Palmetto (Serenoa repens, palmetto della florida) è una piccola palma a foglie larghe con bacche rosso scuro originaria del Sud degli Stati Uniti (Florida appunto), del Sud-Europa e del Nord-Africa. Il principale principio attivo contenuto nell'estratto di questa pianta è il beta-sitosterolo ma sono contenuti anche altri steroli, acidi grassi liberi, carotenoidi, oli essenziali e polisaccaridi.
Gli indigeni usavano le bacche per curare diverse disfunzioni urologiche, infiammazioni della prostata, disfunzioni erettili e atrofie testicolari.Già alla fine del secolo scorso, l'estratto era annoverato nella farmacopea ufficiale d'oltreoceano. L'efficacia nel trattamento dell'iperplasia prostatica benigna è stata però confermata solo di recente da una rassegna di studi clinici controllati su circa 3.000 pazienti.Paragonata alla finasteride, la pianta produce miglioramenti simili dei sintomi urologici, del flusso di urina e della dimensione delle prostata con minori effetti collaterali (soprattutto riguardo alla disfunzione erettile) e con un costo più basso (LUTS)
Come funziona?Il meccanismo d'azione non è noto: forse dipende dalla combinazione di un effetto antagonista sugli ormoni sessuali, di un'azione antinfiammatoria e di un'alterazione del metabolismo del colesterolo.Anche il National Institute of Health americano ha mostrato interesse per la piccola palma.
L'estratto lipofilico (85-95 % di acidi grassi e steroli) delle bacche di Serenoa repens è utilizzato come adiuvante nel trattamento dell'ipertrofia prostatica benigna allo stadio I e II e dei sintomi  (LUTS Low urinary tract sinptoms ) ad essa associati.Assunta per via orale, ha mostrato di avere effetti antiandrogeni evidenti, inibendo l'enzima
5-alfa-riduttasi così come il farmaco di sintesi Finasteride, il recettore citosilico del DHT ed il recettore citosilico degli estrogeni.
In definitiva, l’efficacia della Serenoa repens è data dalla sinergia di diversi meccanismi d’azione:
inibizione della 5-alfa-reduttasi, enzima implicato nella trasformazione del testosterone in diidrotestosterone (DHT), e del conseguente processo di miniaturizzazione del follicolo pilifero, accorciamento della fase di crescita ()e depigmentazione del capello, sino alla totale scomparsa.
antagonismo selettivo locale del legame tra diidrotestosterone e recettore per gli androgeni.
può dunque rappresentare una valida alternativa alla finasteride nel trattamento della ipertrofia prostatica ma anche come effetto non trascurabile in dermatologia , per impedire o rallentare la caduta di capelli di tipo androgenetico in associazione ad altri integratori alimentari .Molte persone spaventate dal possibile insorgere di effetti collaterali derivanti dall'assunzione di finasteride (paure che, è bene ricordare, sono infondate) preferiscono affidarsi a questo estratto di origine vegetale dalle molteplici proprietà.Altri assumono invece 2 capsule di serenoa repens al giorno (620 mg ) 1 compressa ogni 12 ore in orari tali  da distribuire un effetto terapeutico  nelle 24 ore


BROMELINA
Azione antiflogistica: l'attività antiflogistica è probabilmente legata ad un'interazione dell'enzima sul metabolismo degli eicosanoidi, verosimilmente sulla lipo-ossigenasi, col risultato di diminuire notevolmente la sintesi delle sostanze ad azione flogogena e vasocostrittiva, in particolare kininogeno, bradichinine, trombossano e prostaglandine E2, e ad un'attività antiaggregante piastrinica e profibrinolitica.
Infatti i prodotti di degradazione della fibrina hanno un basso peso molecolare e non diminuiscono la permeabilità della parete vasale, e inoltre si ha una ridotta formazione di fibrinogeno. Inoltre la bromelina incrementa grandemente la depolimerizzazione della fibrina e forse anche di altre proteine. Queste azioni fanno aumentare la permeabilità della parete dei vasi sanguigni e favoriscono così il rientro nel letto vascolare del materiale edematoso, riducendo in tal modo la stasi nei tessuti perivascolari.











UVA URSINA
I principi attivi principali sono degli eterosidi fenolici, rappresentati soprattutto dall'arbutina e dalla metil-arbutina. Per idrolisi l'arbutina libera un difenolo, che si ossida immediatamente a idrochinone. Inoltre contiene forti quantità (15-20%) di tannini gallici derivanti dal pentagalloilglucosio. Sono anche presenti dei flavonoidi, in particolare glucosidi della quercetina e della miricetina,  dei triterpeni, soprattutto acido ursolico, uvaolo e derivati dell'amirina, un iridoide chiamato monotropeoside e un idrossiacetofenone detto piceoside. Abbondanti sono anche i tannini, in particolare polifenoli del genere dei gallotannini. Si ritrovano anche acidi fenolici.questa droga viene usata come antisettico delle vie urinarie, dal momento che l'idrochinone, dotato di spiccata azione antibatterica in vitro, subisce nel fegato una glucurono e una sulfoconiugazione e poi viene eliminato per via renale. L'azione antisettica urinaria dell'idrochinone richiede, per manifestarsi appieno, un pH alcalino delle urine e una concentrazione di principio attivo di almeno 60 microgrammi/ml. Il miglior alcalinizzante urinario da usare assieme a questa droga sembra essere l'idrogenocarbonato di sodio.
È stato dimostrato che la capacità di molti germi gram - di aderire alla superficie delle cellule da infettare è fondamentale per il loro potere patogeno, e questa caratteristica dipende strettamente dall'idrofobicità della superficie batterica. Infatti numerosi ceppi di Escherichia coli presenti nelle urine si sono dimostrati capaci di aderire alle cellule vescicali.
Il pretrattamento di questi ceppi batterici con estratto idroalcoolico di uva ursina aumentava notevolmente l'idrofobicità della loro superficie, ostacolando in tal modo la loro adesione alle cellule da infettare e quindi la loro infettività.
Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto dell’idrochinone sul rilascio delle citochine, sulla fagocitosi, sulla produzione di NO, sulla generazione di ROS, sull’adesione cellula-cellule/cellula-fibronectina e sulla proliferazione dei linfociti. Si è visto che l’idrochinone sopprimeva la produzione di citochine flogogene (TNF alfa, IL1beta e IL6), di NO, la generazione di ROS, l’incorporazione fagocitica del destrano, l’iperproduzione di molecole costimolatorie, l’adesione cellula-cellule delle cellule U937 indotta da CD18 e CD29 e la proliferazione dei linfociti splenici e del midollo osseo. Lo studio indica che l’idrochinone può inibire la risposta infiammatoria mediata dai monociti, dai macrofagi e dai linfociti in vitro.



 
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