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La prostatite
Prostatite cronica batterica - Categoria II
I pazienti che appartengono a questa categoria presentano infezioni ricorrenti del basso tratto urinario, che possono essere evidenziate con opportuni esami. Il ritrovamento di batteri o altri microrganismi patogeni giustifica l'utilizzo come prima scelta di una terapia antibiotica.
I chinolonici sembrano possedere numerosi vantaggi rispetto ad altri farmaci, sia per la marcata attività battericida, sia per l’elevata capacità di penetrazione nei tessuti prostatici, sia per la mancanza di tossicità dimostrata nelle terapie medio lunghe (diverse settimane).
Nella prostatite cronica gli antibiotici sono gli stessi della acuta. I peridodi di somministrazione sono però più lunghi.
La prostatite cronica rappresenta invece un problema terapeutico molto più arduo perché la massima parte dei chemioantibiotici non riesce a concentrarsi nel tessuto e nel liquido prostatico in ragione sia di un pH acido (6.4) della secrezione prostatica sia della non liposolubilità della maggior parte dei farmaci antibatterici, sia, soprattutto, delle alterazioni che la flogosi cronica induce a livello dell’acino prostatico che finisce così per rappresentare un ostacolo pressoché insormontabile alla diffusione dell’antibiotico.
La terapia delle forme croniche ha tuttavia subito profonde modificazioni in tempi recenti, da quando cioe sono comparsi sulla scena terapeutica i fluorochinoloni ed i monobattami.
Queste molecole si sono infatti dimostrate in grado di penetrare agevolmente all’interno del tessuto e nelle secrezioni prostatiche anche in condizioni di flogosi cronica della ghiandola e di possedere uno spettro d’azione particolarmente adatto alla terapia di queste infezioni.
In particolare i fluorochinolonì (ciprofloxacin - levofloxacin) hanno rappresentato un decisivo passo avanti in quanto dotati di uno spettro antibatterico molto adatto all’etiologia della prostatite e per la capacità unica di raggiungere concentrazioni terapeuticamente efficaci nel tessuto prostatico anche in corso di Flogosi cronica. La terapia con queste molecole ha portato la percentuale di guarigione di questo torme dal 25% del cotrimossazolo al 70-80% attuale.
Il monobattamico aztreonam (AZACTAM 1 gr /PRIMBACTAM 1gr) , agente dotato d’elevatissima attività verso i microrganismi gram-negatìvi è da considerarsi uno degli antibiotici di scelta nel trattamento delle infezioni urinarie, può trovare anch’esso utile impiego in queste forme ma la sua capacità di penetrazione all’interno del tessuto prostatico è tuttavia interiore a quella dei fluorochinoloni.
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SCHEMI DI TERAPIA PROSTATITE CRONICA II (vedasi tabelle sottostanti)
1. Fluorochinolone a spettro allargato (solitamente ciprofloxacina) associato a ...
2. Macrolide (buona penetrazione prostatica) per la spiccata attività nei confronti dei batteri gram-positivi, di micoplasmi e di Chlamydia, e dalla capacità di inibire la formazione dei biofilm, costituiti da colonie batteriche annidate all’interno di matrici polisaccaridiche. La persistenza dei biofilm batterici a livello prostatico, e la loro resistenza a concentrazioni battericida di antibiotici, è ritenuta essere la principale causa delle recidive e delle persistenze nelle prostatiti di tipo II.
3. Alfa-litici: doxazosina (BENUR 4 mg) , alfuzosina, tamsulosina (PRADIF, OMNIC ) , terazosina (TERAPROST) in associazione con la terapia antibiotica. Se il paziente presenta sintomi di tipo ostruttivo, un abbassamento del flusso massimo di urina ed un residuo di urina post-minzione, l'aggiunta dell'alfa-bloccante è una giustificata scelta terapeutica.
4. La terapia di associazione comprende inoltre un farmaco ad attività antinfiammatoria a livello prostatico da assumere per un periodo di somministrazione prolungato (4-6 settimane, con possibilità di ripetere un secondo ciclo di trattamento dopo due mesi). Pertanto si preferisce assumere farmaci che, se somministrati per lunghi periodi, non causano effetti indesiderati a livello gastrico. Inoltre, si preferisce evitare l'associazione con antinfiammatori non-steroidei, data la possibile influenza sulla soglia convulsiva del soggetto (l'interazione ciprofloxacina-FANS può esercitare un'azione inibitoria sulla formazione di GABA, che potrebbe portare ad un'eccessiva stimolazione del sistema nervoso centrale. Gli estratti di Serenoa repens ma sopratutto lo zinco ad essa associato ( Licoser ) o l’associazione Ananas sativus (bromelina), ippocastano (escina), mirtillo rosso, sotto il nome commerciale di BREAFLOG mostrano un profilo antinfiammatorio a livello prostatico e sono per questo somministrati in terapia di associazione agli antibiotici per garantire il benessere fisiologico della ghiandola prostatica.
E' inoltre possibile l'integrazione della terapia medica con supplementi che mostrino attività favorevole a livello della ghiandola prostatica (Licopene, Selenio, Zinco, ecc. gia presenti nel Licoser ) oppure l'utilizzo in associazione del Coenzima Q come antiossidante e contro i radicali liberi sottoforma di preparato chiamato BREALUX , ( un poli antiossidante con coenzima Q ).
La sua integrazione ai trattamenti suscritti è utile per contrastare in maniera naturale la persistenza del dolore da prostatite e per ricostituire l'ambiente fisiologico normale tramite l'impiego di molecole che catturino e neutralizzino l'ossigeno radicalico e l' anione superossido (O?e O2?) che sono potenti reattivi infiammatori rilasciati in eccesso nei processi infiammatori stessi, sopratutto quelli cronici , come può essere una prostatite.
Il tutto in maniera naturale.
Se persistono i sintomi per la persistenza dei microrganismi infettanti, dopo un primo ciclo di terapia di associazione, si necessita di un secondo ciclo di trattamento (Leggendo l’antibiogramma si utilizza il farmaco chinolonico o macrolide caratterizzato dalla più bassa MIC)
CONSULTA GLI SCHEMI DI TERAPIA SOTTOSTANTI
In genere la sospensione della terapia provocherà il riaffacciarsi della sintomatologia e probabilmente una recidiva dell'infezione urinaria ricorrente. In presenza di sintomi, ma in assenza di quest'ultima si preferisce proseguire con gli integratori per cicli più lunghi anche di tre mesi
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