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Mirtiman compresse

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Nome commerciale:
Mirtiman
Azienda distributrice : Ellimann  srl
Principio attivo:
Categoria:
Antiossidante , C
oadiuvate ai trattamenti antibiotici e d antiinfiammatori delle vie urinarie
Componenti:
Per 1 compressa : 250mg di   Mirtillo Americano di cui in PAC  75 mg
Effetti collaterali

Non riportati
Costo:
Euro 17,60 in farmacia
Euro 15,50 solo on - line  
Disponibilità:

Solo in farmacia e solo su siti autorizzati

Acquista Mirtiman on line 15,50 euro
In farmacia 17,60 euro
Componenti

Mirtillo americano (Vaccinium macrocarpon)


E' una pianta appartenente alla famiglia delle Ericacee diffusa nel Nord America. I suoi frutti, bacche , secondo i risultati di numerosi studi clinici e prospettici, aono un utile coadiuvante nella prevenzione delle infezioni del tratto urinario, in particolare le cistiti.  Gli studi hanno infatti evidenziato che le bacche, da cui si ottiene l’estratto, sono ricche in proantocianidine, sostanze in grado di inibire l’adesione dei batteri alle pareti della vescica, sostenendo l’organismo nell’affrontare eventuali recidive.  Non va  scambiato con il Mirtillo Rosso (VACCINIUM  VITIS )  nè con il Mirtillo nero (VACCINIUM MYRTILLUS) , dotati di prevalente AZIONE DIVERSA  rispetto al mirtillo americano.



Indicazioni all'uso di Mirtiman

Mirtiman , è un preparato a base di Mirtillo Americano studiato per controbattere efficacemente le infezioni delle vie urinarie.E' differente dagli altri (Mirtillo nero, mirtillo rosso ) per il più elevato quantitativo di sostante attive presenti nell'estratto titolato secco al 20 %. Può essere considerato una OPZIONE TERAPEUTICA, un antiinfiammatorio naturale che impedisce l'attecchimento batterico  su  organi urinari (sopratutto vescica) collaborando al miglioramento del trofismo uroteliale date le importanti proprietà capillaro protettive  ed antiossidanti .  

E' consigliato l'uso di  Mirtiman nelle INFEZIONI delle VIE URINARIE

  • Cistiti acute e croniche

  • Pielonefriti (infezioni del rene)

  • Colibacillosi

  • Infezioni da sindrome ostruttiva prostatica

  • Prostatiti croniche

  • Profilassi delle infezioni urinarie

  • Batteriurie da escherichia Coli ed Enterobatteri

TABELLA ANALITICA

Tenore per dose giornaliera per una  compresse


Mirtillo americano  250 mg


di cui in proantocianidiine  75 mg


Mirtiman compresse è un integratore unico nel suo campo per i dosaggi messi a disposizione per compressa di proantocianidine .
Deriva dall'esperienza di centinaia di lavori  che ne hanno comprovato l'efficace nelle situazioni anche più estreme del disagio urinario (Infezioni).
E' stati predisposto  con dosaggi ottimali per tutte quelle situazioni dove si ritrovano gravi infezioni delle vie urinarie:

  • pazienti con derivazioni esterne (catetere, nefrostomie, cistostomie sovrapubiche)

  • pazienti con ipertrofia prostatica e prostatiti

  • nelle cisititi ed in tutte quelle situazioni dove lo stresso ossidativo è elevato, (infiammazioni acute e croniche).


Leggerete  un ampia descrizione  di Mirtiman ,  delle sue  proprietà e caratteristiche , del  dosaggia variabile a seconda della patologia.

Proprietà Mirtillo Americano _( Vaccinium Macrocarpon )

Indicazioni principali: infezioni delle vie urinarie inferiori in particolare vescicali
Azione prevalente
: capillaro protettiva ed antiossidante
Altre azioni
: anti-aggregante, cardioprotettiva
Effetti collaterali: Nessuno degno di nota

FAMIGLIA: Ericaceae.

HABITAT
: abbondante nel sottobosco con terreno siliceo e quindi acido in mezza montagna, in tutto l'emisfero settentrionale.

PARTE USATA
: le foglie e le bacche raccolte in estate.

PREPARAZIONE FARMACEUTICA CONSIGLIATA
: l'estratto secco nebulizzato e titolato in polifenoli totali min. 5% (Letteratura scientifica). La posologia giornaliera utilizzata negli studi pubblicati in letteratura è di 2-5 mg./kg/die, suddivisa in due somministrazioni preferibilmente lontano dai pasti. Siccome tali studi sono stati condotti con estratti diversi con titoli diversi, il valore posologico suddetto rappresenta un valore medio indicativo. Mirtimann è stato studiato prorpio sulla base di queste indicazioni . Comprende 75 mg  di proantocianidine  , cioè una compressa  giornaliera dà la necessaria copertura .

COMPOSIZIONE CHIMICA: è una sostanza ricca di antocianine, delle quali almeno sette sono state identificate e sono: cianidina, delfinidina, pelargonidina, malvidina, peonidina, irsutidina e petunidina. Ritroviamo poi dei flavonoidi, degli zuccheri semplici e complessi, degli acidi organici, degli acidi fenolici. Abbondanti sono anche i tannini.

PROPRIETA' TERAPEUTICHE

Azione anti-infettiva urinaria
: Recentemente si è scoperto che gli estratti di mirtillo inibiscono l'adesione dei colibacilli alla parete dell'intestino e della vescica, fornendo così una spiegazione al loro uso come antidiarroici e disinfettanti urinari. Uno studio nel ratto ha dimostrato che l'estratto di mirtillo inibisce dell'80% l'adesività dell'Escherichia coli all'epitelio vescicale mediata dalle lectine, in tal caso chiamate adesine. Le proantocianidine sono capaci, in vitro, di inibire l'adesività di ceppi di Escherichia coli P fimbriati a cellule epiteliali vescicali umane. Le proantocianidine più attive in questo senso sembrano essere quelle di tipo A2, che infatti sono maggioritarie nel fitocomplesso mirtillo e circa 4 volte più abbondanti dei monomeri di epicatechina, nettamente meno attivi. Le adesine sono localizzate nelle fimbrie presenti sulla superficie batterica, e sono capaci di aderire a specifici recettori monosaccaridici e/o polisaccaridici situati sulla superficie delle cellule dell'epitelio vescicale (29). Un altro studio ha dimostrato che il mirtillo non solo è in grado di ridurre l'adesione dei batteri alle cellule vescicali ma è anche capace di provocare il distacco di circa il 70% dei batteri già precedentemente adesi. L'effetto inibente l'adesione batterica espletato da questa droga raggiunge il massimo dopo circa 2 ore dalla sua ingestione per via orale e permane per circa 2 ore. Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto del succo di cranberry sull’adesione degli streptococchi presenti nel cavo orale a pezzi di idrossiapatite immersi nella saliva. Si è visto che l’incubazione dei germi col succo di cranberry riduceva in modo significativo la loro adesione e la loro idrofobicità. Inoltre esso riduceva notevolmente la formazione di biofilm da parte degli streptococchi. Questo studio conferma che il succo di cranberry può inibire l’adesione e la colonizzazione dei denti da parte degli streptococchi e quindi ostacolare lo sviluppo della placca dentaria (1).Uno studio nel ratto ha valutato l’effetto protettivo del cranberry sul danno ossidativo renale indotto dalle infezioni vescicali in animali con reflusso vescica-ureterale divisi in quattro gruppi: 1)controllo, 2)gruppo infettato con Escherichia coli, 3)idem come il 3 ma trattato col cranberry e 4)instillazione intravescicale di Escherichia coli e iniezione intraperitoneale di melatonina. Dopo 3 settimane di trattamento i ratti venivano sacrificati e i loro reni esaminati. Si è notato che i reni dei ratti con infezione urinaria senza cranberry mostravano infiltrazione periglomerulare di cellule della serie bianca, dilatazione tubulare, atrofia tubulare e fibrosi interstiziale, mentre questi aspetti erano assai meno marcati nei reni degli animali dei gruppi 3 e 4. I livelli di malondialdeide nel tessuto renale erano significativamente più bassi nei ratti del gruppo 3 rispetto agli altri. Lo studio indica che il cranberry ha azione antiflogistica a livello renale e può prevenire lo stress ossidativo renale conseguente alle infezioni urinarie (2).Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto della frazione polifenolica del cranberry sulla virulenza e sulla produzione di glucani da parte dello Streptococcus mutans. Si è visto che questa frazione inibiva l’attività della glucosiltransferasi B e C e della F-ATPasi in modo significativo (p<0,05) e riduceva la produzione di acidi da parte dello Streptococcus mutans, senza modificare la vitalità delle cellule batteriche. I composti più importanti per il verificarsi di questa azione erano la quercetina 3 arabinofuranoside, la miricetina e la procianidina A2, specie in combinazione tra loro. Lo studio indica che la frazione polifenolica del cranberry è decisamente attiva contro lo Streptococcus mutans, potendo così ostacolare la formazione della carie dentaria (3).Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto antiadesivo sull’Escherichia coli sia non fimbriata (HB101) sia fimbriata (HB101 pDC1) del succo di cranberry o della sua frazione proantocianidinica. Si è visto che entrambi i preparati testati riducevano la forza di adesione dei germi alle cellule ospiti, in particolare per la forma fimbriata BH101 pDC1, in modo dose dipendente. Questo effetto era reversibile, perché i batteri prima esposti al cranberry e poi fatti crescere in un medium senza cranberry riprendevano ad aderire normalmente alle cellule uro epiteliali. Il cranberry modificava le proprietà delle fimbrie e dei polisaccaridi di membrana di entrambi i ceppi batterici testati. Lo studio conferma che il cranberry ha azione antiadesiva nei confronti dell’Escherichia coli, in particolare per le sue forme fimbriate (30).Uno studio in vitro ha esaminato la capacità della frazione proantocianidinica del cranberry di proteggere I macrofagi e le cellule epiteliali del cavo orale contro la citotossicità indotta da componenti batterici. Le cellule in oggetto erano trattate con il LPS estratto dai batteri patogeni periodontali e incubate o meno con la frazione proantocianidinica del cranberry prima dell’esposizione al LPS batterico. Si è visto che il LPS derivante dal Peptostreptococus era il più tossico sia per le cellule epiteliali sia per i macrofagi. Infatti esso alla concentrazione di 20 microg/ml riduceva la sopravvivenza cellulare del 50%. Il pretrattamento con la frazione proantocianidinica del cranberry ostacolava notevolmente tale effetto tossico in modo dose dipendente. Lo studio indica che la frazione proantocianidinica del cranberry esercita un’azione citoprotettiva sulle cellule epiteliali e macrofagiche orali esposte ai composti tossici di origine batterica (32).

Azione anti-infettiva urinaria.
Studi clinici.
E' stato fatto uno studio clinico controllato su 153 donne anziane, che erano affette da batteriuria e piuria recidivanti, per valutare l'effetto del succo di mirtillo sulla carica batterica nel tratto urinario. Le pazienti assumevano per os 300 ml. di succo di mirtillo o un placebo analogo per colore e per gusto per un periodo di 6 mesi, con valutazione della batteriuria e della piuria pre terapia e ogni 30 giorni durante il trattamento. I batteri più frequentemente ritrovati erano Escherichia coli (43%), flora mista Escherichia coli + Klebsiella species (22%) e Klebsiella species (7%). La batteriuria con piuria è stata riscontrata nel 28,1% dei prelievi di urina dei soggetti del gruppo placebo e solo nel 15% di quelli del gruppo verum. Inoltre al termine del quarto mese di sperimentazione il 75% dei soggetti del gruppo verum affetti da batteriuria e piuria prima dell'inizio della stessa aveva urine sterili, mentre ciò si verificava solo nel 35% dei soggetti del gruppo placebo. Ancora al termine del quinto mese dello studio il 9% dei pazienti del gruppo verum con urine sterili all'inizio dello stesso aveva batteriuria e piuria, mentre ciò accadeva nel 19% dei pazienti del gruppo placebo. La necessità di effettuare terapia antibiotica è stata riscontrata in 16 pazienti del gruppo placebo e in 8 pazienti del gruppo verum. Non sono state osservate differenza nel pH urinario nei due gruppi. L'effetto anti-infettivo del succo di mirtillo raggiungeva il massimo livello dopo 6-8 settimane, per poi rimanere immodificato (4). Uno studio clinico controllato ha valutato la capacità preventiva del succo di mirtillo nei confronti delle infezioni delle vie urinarie. Sono state arruolate 150 donne con infezioni delle vie urinarie da Escherichia coli, divise a random in tre gruppi. Il primo gruppo riceveva 50 ml/die di succo di mirtillo per 6 mesi, il secondo gruppo 100 ml di una bevanda contenente Lactobacillus GG per 5 giorni alla settimana per un anno e il terzo gruppo un placebo. La valutazione era fatta sul numero di infezioni sintomatiche e sulla presenza nelle urine di carica batterica. Dopo 6 mesi di sperimentazione il 16% delle donne del gruppo 1, il 39% di quelle del gruppo 2 e il 36% di quelle del gruppo 3 avevano avuto almeno un episodio infettivo. Questi dati indicano che le pazienti del gruppo 1 (mirtillo), ma non quelle degli altri due gruppi, avevano una riduzione del 20% nel rischio assoluto di contrarre infezioni delle vie urinarie (5).E’ stato fatto uno studio clinico controllato su 15 pazienti con lesioni del midollo spinale, per verificare l’efficacia dell’estratto di mirtillo sulle infezioni vescicali. Essi erano trattati con un bicchiere di succo di mirtillo per 7 giorni, con campionamento dell’urina per valutare la carica batterica, eseguire l’antibiogramma e determinare l’adesività dei germi alle cellule della mucosa vescicale. Si è visto che il succo di mirtillo riduceva in modo significativo la capacità dei batteri di aderire all’epitelio vescicale, senza peraltro produrre su di essi azione litica o comunque danni microscopicamente evidenti (6).Uno studio clinico controllato ha valutato gli effetti di alcune preparazioni a base di mirtillo sulle infezioni delle vie urinarie nella donna. Sono state arruolate 150 donne sessualmente attive, di età compresa tra i 21 e i 72 anni, che assumevano per os 150 mg. di estratto secco di mirtillo o 250 ml. di succo di mirtillo o un placebo per 1 anno. La valutazione era fatta valutando il numero di episodi cistitici e il consumo di antibiotici durante l’anno della sperimentazione. Al termine dello studio si è visto che sia l’estratto secco sia il succo di mirtillo riducevano il numero di fatti infettivi del 20% e del 18% rispettivamente. Il costo annuo della terapia era di 624$ per l’estratto secco e di 1400$ per il succo. Il consumo di antibiotici era significativamente inferiore nei due gruppi verum rispetto al gruppo placebo. Lo studio indica che sia l’estratto secco sia il succo di mirtillo sono efficaci nelle infezioni delle vie urinarie, anche se l’estratto secco è molto più conveniente dal punto di vista economico (7).Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto dell’estratto di mirtillo nell’eliminare o ridurre la batteriuria e la piuria in pazienti affetti da lesioni del midollo spinale. Sono stati arruolati pazienti con lesione del midollo spinale e vescica neurogena trattata con cateterizzazione intermittente, che soffrivano di ricorrenti episodi di cistite batterica con almeno 10(5) colonie per ml. di urina. Ciascun paziente era trattato con 2 g./die di succo liofilizzato di cranberry in capsule o con un placebo per 6 mesi, eseguendo l’urinocoltura pre terapia e poi ogni mese fino al termine dello studio. Non sono state notate differenze significative tra il gruppo verum e quello placebo per quanto riguarda il tipo di batteri coinvolti, il numero di colonie per ml, il numero di leucociti urinari, il pH delle urine e i sintomi causati dalla malattia. Lo studio conclude affermando che il succo liofilizzato di cranberry non è migliore del placebo nel trattamento delle cistiti batteriche ricorrenti in pazienti con lesioni del midollo spinale (8).E’ noto che i pazienti cateterizzati vanno spesso incontro ad infezioni urinarie, e che la causa principale di ciò è la formazione di biofilm sul catetere da parte dei germi patogeni. Uno studio ha dimostrato che la somministrazione di succo di cranberry a pazienti cateterizzati riduceva in modo significativo la formazione del biofilm e quindi l’incidenza delle infezioni urinarie in questi pazienti (9).Uno studio clinico controllato ha indagato se il succo di mirtillo fosse efficace nel ridurre le infezioni urinarie in pazienti anziani ospedalizzati. Sono stati arruolati 376 pazienti, che ricevevano per os 300 mg/die di succo di cranberry o un placebo per 3 mesi. Si valutavano il numero di infezioni urinarie, il consumo di antibiotici e i batteri responsabili delle infezioni. Al termine della sperimentazione 21 pazienti avevano avuto almeno una infezione delle vie urinarie, di cui 14 nel gruppo placebo e 7 in quello verum, con un minor numero in questo gruppo di infezioni da Escherichia coli. Lo studio indica che il succo di cranberry potrebbe essere utile nella prevenzione delle cistiti, ma sono necessari studi di più ampia dimensione per dimostrarlo con certezza (10).Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto del succo di mirtillo sulle infezioni nasofaringee e sulla flora batterica intestinale nel bambino. Sono stati arruolati 340 bambini, con età media di 4,3 anni, che ricevevano per os il succo di mirtillo o un placebo per 3 mesi. Si raccoglievano campioni del secreto nasofaringeo per analizzare la presenza e il tipo di batteri in esso esistenti e si valutavano i livelli di acidi grassi nelle feci come indice delle variazioni della flora batterica intestinale. Si registrava il numero degli episodi di infezioni respiratorie tramite un diario apposito. Si è visto che il numero e il tipo di batteri presenti nel secreto nasofaringeo non era influenzato dal succo di mirtillo, e così pure il numero e la gravità delle infezioni delle prime vie aeree. Il succo di mirtillo non modificava neppure le popolazioni di batteri intestinali e non causava effetti collaterali degni di nota. Lo studio indica che il succo di mirtillo è attivo sulle infezioni delle vie urinarie ma non su quelle respiratorie nel bambino (11).Uno studio clinico controllato di tipo crossover ha valutato l’efficacia del consumo di succo di cranberry sull’adesività dei batteri alla mucosa vescicale. Sono stati arruolati 20 volontari sani, 10 uomini e 10 donne, che ricevevano a cena 750 ml di una bevanda così composta: 1) 250 ml. di placebo e 500 ml di acqua minerale oppure 2) 750 ml di placebo oppure 3) 250 ml di succo di cranberry e 500 ml di acqua minerale oppure 4) 750 ml di succo di cranberry per 6 giorni, facendo poi un intervallo di 6 giorni e passando in poi ad un altro trattamento (crossover). Si raccoglieva l’urina del mattino per determinare i batteri presenti e la loro adesività. Sono stati isolati 6 ceppi di Escherichia coli, 3 positivi per le fimbrie papC e 3 negativi per le fimbrie papC. Non vi erano differenze significative nel pH e nel peso specifico delle urine tra i vari gruppi studiati. Si è visto che il succo di cranberry riduceva in modo dose dipendente e significativamente l’adesività dei batteri isolati, in particolare in quelli papC positivi ma anche negli altri (12).Uno studio clinico ha valutato se un estratto di cranberry fosse capace di prevenire le recidive delle infezioni urinarie. Sono state incluse 12 donne con una storia di infezioni vescicali ricorrenti, che avevano avuto almeno 6 episodi infettivi nell’anno precedente, che dovevano assumere per os 400 mg/die di un estratto di cranberry titolato in polifenoli totali al 30% per 3 mesi. Si valutava l’incidenza delle infezioni vescicali nei 3 mesi di durata dello studio. Peraltro le donne partecipanti venivano seguite nei due anni successivi, poiché la maggior parte di esse continuava ad assumere l’estratto di cranberry. Si è notato che nei 3 mesi dello studio nessuna delle donne partecipanti ha avuto episodi di cistite, mentre quelle che continuavano per 2 anni l’assunzione dell’estratto avevano una forte riduzione del numero di episodi cistitici. Lo studio conferma che la somministrazione cronica di un estratto secco di cranberry riduce l’incidenza di cistiti nella donna (13).Uno studio ha valutato l’efficacia antibatterica dell’estratto secco di cranberry versus placebo nelle urine di volontari sani. Sono stati arruolati in un primo braccio 8 volontari sani, che ricevevano il cranberry (108 mg) o il placebo per os con un disegno di tipo crossover, con un intervallo di 6 giorni tra un trattamento e l’altro. Dodici ore dopo l’assunzione dell’estratto di cranberry o del placebo si raccoglievano le urine per valutare la presenza in esse dell’Escherichia coli e l’azione antiadesiva del cranberry. Si è visto che il cranberry riduceva significativamente l’adesione dell’Escherichia coli alle cellule epiteliali vescicali (p<0,001) e che l’Escherichia coli era assai meno capace di infettare e uccidere il Caenorhabditis elegans incubato nelle urine dei pazienti trattati con l’estratto in questione. Lo studio conferma che l’estratto di cranberry è efficace nel trattamento delle infezioni urinarie non complicate (14).Uno studio clinico pilota ha valutato l’effetto del succo di cranberry sulla batteriuria sintomatica e su quella asintomatica in 188 donne in gravidanza. Esse erano divise in tre gruppi: 1) succo di cranberry due volte al giorno oppure 2) succo di cranberry al mattino e placebo al pomeriggio e 3) solo placebo per 6 mesi. In questo periodo sono stati registrati 27 episodi infettivi urinari, dei quali 6 si verificavano nel gruppo 1, 10 nel gruppo 2 e 11 nel gruppo 3. Nel gruppo 1 vi era una riduzione del 57% dell’incidenza della batteriuria asintomatica e del 41% di quella sintomatica. Il 38,8% dei soggetti ha dichiarato di aver avuto disturbi gastrointestinali di vario tipo durante il trattamento. Lo studio indica che il succo di cranberry può ostacolare l’insorgenza delle infezioni urinarie nella donna in gravidanza (15).Uno studio clinico controllato ha paragonato l’effetto di un estratto di cranberry a quello del trimetoprim a basso dosaggio nella prevenzione delle infezioni vescicali ricorrenti in donne anziane. Sono state reclutate 137 donne avevano avuto due o più episodi di infezione urinaria negli ultimi dosici mesi, che dovevano assumere per os 500 mg/die di estratto di cranberry o 100 mg/die di trimetoprim per 6 mesi. Al termine dello studio 25 pazienti del gruppo cranberry avevano dovuto essere trattate con un antibiotico contro 14 pazienti del gruppo trimetoprim, con una differenza tra i due gruppi statisticamente poco significativa (p<0,084). Il periodo per il verificarsi di una nuova infezione vescicale era analogo nei due gruppi. Il tempo medio di ricorrenza di un’infezione vescicale era di 84,5 giorni nel gruppo cranberry e di 91 giorni in quello trimetoprim. Le pazienti che abbandonavano lo studio per il verificarsi di eventi avversi rilevanti erano il 9% nel gruppo cranberry e il 16% in quello trimetoprim. Lo studio mostra che un estratto di cranberry ottiene un effetto simile a quello del trimetoprim nella prevenzione delle infezioni ricorrenti vescicali (16).
Metanalisi. Una metanalisi (Marzo 2004) ha indagato l’effetto di varie preparazioni di cranberry sulle infezioni delle vie urinarie. Sono stati inclusi solo i lavori clinici controllati. Sono stati inclusi 7 studi. L’effetto del succo di cranberry versus placebo è stata esaminata in 5 studi e quella del cranberry in capsule versus placebo in due studi. Si è visto che i prodotti a base di cranberry riducevano in modo significativo l’incidenza delle infezioni urinarie dopo 12 mesi rispetto al placebo. Non vi erano differenze per quanto riguarda l’efficacia tra il succo e le capsule di mirtillo. Gli effetti collaterali sono stati scarsissimi e sovrapponibili a quelli del placebo. La metanalisi conclude che sia il succo sia le capsule di cranberry possono ridurre l’incidenza delle infezioni urinarie, anche se molti pazienti abbandonano la terapia durante il suo svolgimento. Inoltre la letteratura non specifica bene quale sia il dosaggio ottimale del cranberry. Sono quindi necessari ulteriori studi clinici controllati di grandi dimensioni per dire una parola definitiva (17).Una metanalisi (Settembre 2006) ha esaminato il ruolo degli estratti di cranberry nella prevenzione delle infezioni vescicali. Sono stati reperiti due studi di buona qualità, che hanno coinvolto un totale di 300 donne in età fertile affette da cistite ricorrente. Uno di questi studi è stato fatto col succo di cranberry dato alla dose giornaliera di 750 ml, mentre l’altro con le compresse di estratto secco di cranberry alla dose di 500 mg/die di estratto. In entrambi gli studi la durata dello studio era di 1 anno e i risultati erano molto simili, essendo entrambe le preparazioni studiate state in grado di ridurre il numero di episodi infettivi del 45%. Uno studio di buona qualità è stato fatto in pazienti anziani ospedalizzati affetti da cistite ricorrente, che assumevano giornalmente 500 ml di succo di cranberry per 12 mesi. Anche in questo caso vi è stata una moderata ma significativa riduzione del numero di episodi infettivi. In tutti questi studi gli eventi avversi sono stati rari, ma sono state riportate evidenze di interazione con il warfarin, incluso 1 caso di severo sanguinamento in un paziente che assumeva warfarin ed estratto di cranberry. La metanalisi indica che il succo o l’estratto di cranberry sono ragionevolmente efficaci nel ridurre l’incidenza delle infezioni urinarie ricorrenti, ma indica che questi prodotti vanno usati con prudenza in pazienti in terapia anticoagulante (18).Una metanalisi (Maggio 2007) ha valutato la letteratura esistente sulla capacità dell’estratto e/o del succo di cranberry di prevenire le infezioni delle vie urinarie. Sono stati inclusi solo gli studi clinici controllati che valutavano l’aspetto preventivo del cranberry, che sono stati reperiti in numero di 9. In 4 di questi studi fatti con buoni criteri qualitativi i prodotti a base di cranberry riducevano significativamente l’incidenza delle infezioni delle vie urinarie nell’arco di 1 anno (RR 0.65, 95% CI: 0.46-0.90) in confronto al placebo. Cinque studi hanno fornito risultati generalmente positivi, ma i criteri coi quali sono stati condotti non sono del tutto soddisfacenti e quindi criticabili. Due di questi peraltro non hanno ottenuto risultati significativamente migliori del placebo. Gli effetti collaterali imputabili al trattamento erano relativamente frequenti, con prevalenza di sintomi in genere moderati di tipo gastrointestinale. La metanalisi indica che l’estratto e/o il succo di cranberry paiono essere utili nel trattamento delle recidive delle infezioni delle vie urinarie (19).Una metanalisi (Gennaio 2008) ha valutato l’efficacia e la tollerabilità del cranberry nel trattamento delle infezioni urinarie. Sono stati inseriti solo gli studi clinici controllati, reperiti in numero di 11, per un totale di 1049 pazienti. In sette studi è stato usato il succo di cranberry e in quattro studi l’estratto secco di cranberry. I risultati della metanalisi indicano che il cranberry riduce l’incidenza delle infezioni urinarie nell’arco dei dodici mesi (RR 0.65, 95% CI 0.46 to 0.90) rispetto al placebo, sia come succo sia come estratto secco. L’efficacia del cranberry è risultata essere maggiore nelle donne con infezioni urinarie ricorrenti rispetto alle donne anziane, agli uomini e ai pazienti di entrambi i sessi cateterizzati. La tollerabilità dei prodotti a base di cranberry è stata valutata come molto buona. La metanalisi conferma che il succo e l’estratto secco di cranberry riduce l’incidenza delle infezioni urinarie, in particolare nelle donne con infezioni ricorrenti e di età inferiore ai 60 anni. Resta ancora da chiarire bene quale sia il tempo ottimale di somministrazione del cranberry e quale sia il suo dosaggio ottimale (20).Una metanalisi (Febbraio 2009) ha esaminato la letteratura clinica esistente sull’utilizzo del cranberry nella prevenzione e nel trattamento delle infezioni urinarie. Sono stati inseriti solo gli studi clinici controllati che riguardavano l’utilizzo del cranberry, sia come succo sia come estratto secco, nella prevenzione e nel trattamento delle infezioni urinarie. Negli studi riguardanti la prevenzione delle infezioni urinarie il cranberry è risultato superiore al placebo nei soggetti adulti di sesso femminile, mentre i dati sono a oggi inconcludenti nei soggetti adulti di sesso maschile e nei bambini. Gli studi fatti su pazienti affetti da vescica neurogena sono contradditori. In molti studi la qualità del rimedio utilizzato era quantomeno dubitabile. Il cranberry non andrebbe usato in gravidanza e in allattamento per la mancanza di sufficienti dati di teratogenesi. Resta ancora da chiarire bene quale sia il tempo ottimale di somministrazione del cranberry e quale sia il suo dosaggio ottimale (31).

Azione antiradicalica: Uno studio in vitro ha mostrato che l’azione antiossidante di 100 g. di succo di cranberry contro l’ossidazione delle LDL era analoga a quella di 1 g. di vitamina C o di 3700 mg di vitamina E. Inoltre il cranberry aumentava l’espressione dei recettori epatici per le LDL e incrementava la loro cattura del colesterolo LDL in modo dose dipendente. Lo studio indica che il succo di cranberry ostacola l’ossidazione delle LDL e aumenta la rimozione del colesterolo LDL dal plasma ad opera degli epatociti (21).Studi in vitro effettuati recentemente hanno dimostrato che l'estratto secco di mirtillo alla dose di 15 microgrammi/ml è in grado di ridurre notevolmente, in vitro, l'ossidazione delle LDL indotta dal rame, come risulta dalla spiccata riduzione della formazione di lipoperossidi, di acido tiobarbiturico e di ossisteroli. Tale azione diviene massimale dopo circa 60 minuti e permane su livelli significativi per circa 6 ore, e pare molto importante poiché è ormai ben dimostrata l'importanza dell'ossidazione delle LDL nella genesi dell'aterosclerosi vascolare (22).
Studi clinici: Uno studio clinico controllato ha valutato l’effetto di un estratto di cranberry sull’assetto lipidico in pazienti affetti da diabete mellito tipo II in terapia con ipoglicemizzanti orali. Sono stati arruolati 30 pazienti (16 maschi e 14 femmine), con età media di 65 anni, che dovevano assumere per os l’estratto di cranberry o un placebo per 3 mesi, misurando l’assetto lipidico, le LDL ossidate, la glicemia, la PCR e l’albuminuria pre e post terapia. Al termine dello studio si è visto che il colesterolo LDL si riduceva significativamente nei pazienti del gruppo verum (p<0,005) rispetto a quelli del gruppo placebo. Anche il colesterolo totale e la ratio colesterolo totale/colesterolo HDL si riducevano in modo statisticamente significativo (p<0,044) rispetto al pretera pia e rispetto ai valori osservati nel gruppo placebo (p<0,001 e p<0,032 rispettivamente). Peraltro l’estratto di cranberry non riduceva i livelli di LDL ossidate e non modificava quelli della glicemia, della HbA1C e della PCR. Lo studio indica che un estratto di cranberry migliora significativamente l’assetto lipidico ma non l’ossidazione delle LDL, la glicemia, la HbA1C e la PCR in pazienti diabetici in terapia con ipoglicemizzanti orali (23).

CONTROINDICAZIONI: Uno studio clinico controllato ha indagato l’effetto del succo di cranberry sulla formazione dei calcoli di ossalato e non concorda coi risultati della sperimentazione suesposta. Sono stati arruolati 20 volontari sani, senza episodi pregressi di nefrolitiasi. 10 soggetti bevevano 500 ml/die di succo di mirtillo per 2 settimane e 10 ingerivano 2000 ml/die dello stesso succo sempre per 2 settimane. Si faceva poi un wash out di 2 settimane, al termine del quale i soggetti del primo gruppo facebano il trattamento del secondo e viceversa. Si valutava la presenza di ossalato di calcio, di fosfato di calcio e di acido urico nelle urine. Si è visto che il succo di mirtillo causava un calo dell’escrezione dei fosfati e degli ossalati di calcio e un aumento dell’escrezione dei citrati nelle urine. I dati di questo studio indicano che il succo di mirtillo ha addirittura un’azione antilitogenica (24).
INTERAZIONI FARMACOLOGICHE: Gli studi più recenti indicano che il succo e l’estratto di cranberry possono potenziare l’effetto anticoagulante del warfarin, potendo quindi causare seri problemi emorragici. Pertanto l’utilizzo di questi prodotti in pazienti in terapia anticoagulante va fatto sotto stretto controllo medico (25).Uno studio in vitro ha esaminato se il succo di cranberry potesse inibire l’attività della nifedipina ossidasi mediata dalla CYP3A in microsomi epatici umani o intestinali di ratto. Si è visto che questo succo era un potente inibitore dell’attività della CYP3A, dato che la preincubazione col 10% vol/vol di succo di cranberry e con 1 mM di NADPH per 10 minuti causava un’inibizione significativa dell’ossidazione della nifedipina. Negli animali trattati col succo di cranberry la AUC della nifedipina era di circa 1,6 volte più alta quando il succo veniva somministrato 30 minuti prima del farmaco suddetto. Peraltro il tempo di permanenza nel plasma, il volume di distribuzione e la costante di eliminazione della nifedipina non venivano modificate dal succo di cranberry. Lo studio indica che il succo di cranberry inibisce il metabolismo della nifedipina mediato dalla CYP3A sia nel ratto sia nell’uomo (26).Uno studio clinico ha valutato la potenziale interferenza tra il succo di cranberry e il warfarin. Sono stati arruolati 7 soggetti affetti da fibrillazione atriale trattati con warfarin da almeno 3 mesi, che dovevano assumere per os 250 ml di succo di cranberry o un succo placebo per 7 giorni. Si misurava il tempo di protrombina preterapia e dopo 2, 4, 7, 10, 14, 16, 18, 21 e 24 giorni. Il valore basale di INR era di 2,28 nel gruppo verum e 2,13 in quello placebo. Al termine dello studio si è visto che il valore dell’INR non si modificava apprezzabilmente in nessuno dei due gruppi studiati, indicando che il succo di cranberry non interferisce apprezzabilmente con il warfarin (27).Uno studio clinico ha valutato l’eventuale interazione tra il warfarin e un estratto di cranberry in 12 volontari sani di genotipo CYP2C9 e VKORC1. Essi dovevano assumere per os 25 mg di warfarin in bolo unico dopo un pretrattamento di 2 settimane con un estratto di cranberry. Si misuravano nel plasma i livelli degli enantiomeri del warfarin, l’INR, l’aggregazione piastrinica e l’attività del fattore di clotting. Si è notato che l’estratto di cranberry aumentava significativamente l’area sotto la curva INR-tempo del 30% rispetto al warfarin da solo, senza modificare la farmacocinetica del farmaco e il suo legame alle proteina plasmatiche. Questo fenomeno era evidente nei soggetti con fenotipo VKORC1 ma non in quelli con fenotipo CYP2C9. Lo studio indica che in soggetti con fenotipo VKORC1 l’estratto di cranberry può aumentare l’effetto del farfari (28).
TOSSICOLOGIA: negli studi effettuati sugli animali non è stato finora possibile raggiungere la LD50 per via orale.
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